Cally Square: il software italiano per facilitare ogni aspetto del Customer Care

I fondatori di Xenialab: “Dopo l’esperienza a I3P, la Start Cup 2006, il riconoscimento come startup dell’anno 2010, cerchiamo un altro salto di qualità”

Fonte: www.xenialab.com

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Due famiglie fiat-centriche, l’amore precoce per l’informatica e la tecnologia, l’esperienza in Telecom, le centraline Voice over IP (con la stesura di un libro per Apogeo-Feltrinelli), l’approdo a I3P (incubatore Politecnico di Torino) e la vittoria della Start Cup 2006 Piemonte-Valle d’Aosta, il riconoscimento a Startup dell’anno nel 2010, lo sviluppo e il lancio di Cally Square.

Se dovessimo scrivere un libro sulla storia di Giuseppe Innamorato e Diego Gosmar, due dei quattro soci di Xenialab, questo potrebbe essere il sommario dei vari capitoli. Una storia, immersa nel mondo delle telecomunicazioni, ricca di successi e riconoscimenti, con uno sguardo sempre rivolto alla crescita imprenditoriale e al superamento di nuove sfide.

Giuseppe Innamorato è nato in Sicilia ma si è trasferito a Torino all’età di 8 mesi a causa del lavoro dei genitori: “La mia era una classica famiglia FIAT del dopoguerra”. Fin da piccolo s’interessa a tutto quello che avesse a che fare con la tecnologia anche se “quando ero piccolo io la tecnologia era più attinente alla meccanica”. Lo affascina, inoltre, tutto quello che poteva riguardare l’elettricità con cui gioca spesso: “Combinavo fili e facevo accendere lampadine già quando avevo 5-6 anni”. A 18 anni, dopo un percorso di studi tecnici, inizia a lavorare in Telecom: “Un destino segnato quello di occuparmi di fili, l’elemento conduttore della mia vita”.
Poi è arrivata l’informatica. Nel 1982 la Telecom apre un grande centro di elaborazione dati a Torino: “Mi hanno chiesto se volevo essere spostato per dedicarmi a questa cosa chiamata informatica, i cui esperti giravano tutti con i camici bianchi. Ho detto di sì e, dopo aver fatto alcuni corsi formativi, ho iniziato a programmare sui grandi elaboratori dell’epoca. Da quel momento in avanti ho vissuto oscillando tra telecomunicazione e informatica”. Dopo Telecom arriva la parentesi Olivetti che assume Giuseppe come esperto di formazione in ambito internazionale e come ricercatore nella costruzione dei primi sistemi operativi. Un’esperienza che lo ha portato a trasferirsi a Ivrea, dove tutt’ora vive: “Ad un certo punto della mia vita però ho deciso di cambiare e ho costruito, nel 1992 insieme ad un’altra persona, la prima società informatica a Torino che si chiamava Archesis. Questa società l’abbiamo venduta nel 2000, all’apice della sua ascesa, ed è stata un’ottima operazione.”   

Diego Gosmar è nato nel 1973 a Pinerolo. La prima cosa che ci dice sulla sua infanzia è quanto sia stata importante la figura paterna: “Mio padre è sempre stato un vero punto di riferimento, era un impiegato FIAT a Rivalta nel reparto costruzioni autovetture. Per me è stato un modello ed è per questo che da piccolo volevo seguire le sue orme. Poi dopo le medie ho iniziato a interessarmi d’informatica, smanettando con il primo z80 spectrum“. Da lì gli studi come perito informatico e il desiderio di diplomarsi in fretta per poter da subito iniziare a lavorare: “Ho scelto quel percorso perché la mia intenzione era quella di lavorare fin da subito e non di continuare con l’Università. Poi in quarta-quinta superiore partecipai ad un incontro dove mi venne spiegato cosa si faceva a ingegneria e ho deciso quantomeno di provarci. Alla fine è andata bene, mi sono iscritto prima in ingegneria informatica e poi in ingegneria delle telecomunicazioni al Politecnico di Torino”.  Dopo la laurea anche Diego inizia il suo percorso professionale all’interno dei laboratori Telecom, nel 1997: “Era il periodo in cui s’iniziava a parlare di Voice over IP, quello che adesso tutti conoscono grazie ad esempi come Skype ma che, al tempo, era ancora agli inizi del suo sviluppo. Io ho avuto la fortuna di fare la tesi su quest’argomento.” Nel 2004-2005 però decide concretamente di divenire artefice del proprio destino e inizia a riflettere su un possibile percorso startup.

coverLe strade di Giuseppe e Diego convergono quindi verso una comune direzione: entrambi desiderano mettere in gioco le proprie esperienze e capacità accettando una nuova sfida professionale. “Dovevamo mettere su un’azienda con un altro imprenditore torinese” racconta Diego “Ma la cosa non è andata a buon fine per vari motivi. Poco dopo il destino ci ha portato in Trentino per portare avanti un progetto con altri soci”. Si tratta di un’iniziativa privata, una startup non appoggiata da un incubatore che operava sempre nell’ambito delle telecomunicazioni: “Si occupava di centraline per Voice over IP che venivano costruite a Trento mentre noi ci occupavamo dell’aspetto più commerciale: intessere una larga e fitta rete di partner. Abbiamo scritto anche un libro su quest’oggetto, l’unico pubblicato in italiano, dal titolo Asterisk, il mondo VoIP Open Source che per il tempo rappresentava un esempio importante e che ci è servito per fare un’ulteriore esperienza. A dirla tutta noi avevamo pensato e scritto il libro in inglese ma l’editore insistette per la traduzione e la pubblicazione della versione in italiano.”

Nel 2006 si apre un nuovo capitolo, come racconta Giuseppe: “Con questa azienda trentina siamo ancora amici ma, al suo interno, si faceva molto hardware, non il nostro ambito d’interesse preferito. Per questo motivo abbiamo deciso di cambiare ancora e fondare Xenialab, qui all’interno di I3P”
L’incontro con l’incubatore è avvenuto nel 2006 pochi giorni prima della scadenza del bando della Start Cup. La stesura di un solido business plan e il possibile sviluppo concreto di un’idea particolarmente efficace permette a Xenialab di ottenere la vittoria e, parallelamente, un premio da parte della URMET. Queste sono le basi per la costituzione dell’azienda avvenuta nel 2007. Entrambi hanno ricordi ancora intatti di quei giorni: “Ricordo la Start Cup con grande piacere” dice Diego “Come imprenditori esperti venimmo affiancati a dei ragazzi che stavano studiando al Politecnico e ci trovammo così bene che, alla fine, uno di quei ragazzi l’abbiamo assunto”. Giuseppe, sorridendo, racconta un altro aneddoto: “Mi ricordo che in quelle giornate fummo bersagliati da un bravissimo professore, Guerra, che era molto preciso e pignolo nel suo lavoro. Analizzò ogni piccola parte del nostro business plan ma io risposi sempre in maniera molto aggressiva per dimostrargli che avevamo le carte in regola per farcela. Un duello costruttivo e stimolante che non dimentico nonostante il passare degli anni.”

XeniaLAb rimane all’interno di I3P per 4 anni, periodo nel quale arriva un altro grande riconoscimento, l’elezione a Startup dell’anno per il 2010: “L’esperienza dell’incubatore è stata fondamentale. Nonostante avessimo alle spalle già delle parentesi riuscite come imprenditori, abbiamo imparato tanto e siamo cresciuti ulteriormente. Ci siamo sentiti talmente parte di un progetto più grande che, una volta usciti, abbiamo cercato ufficio non lontano da qui. Ora abbiamo una quindicina di dipendenti, di cui la maggior parte ragazzi giovani usciti dal Politecnico, viaggiamo anche sull’estero e ci stiamo avvicinando ad una fase in cui serve un altro cambio salto di qualità. Non vogliamo rimanere la solita software house italiana di piccole-medie dimensioni”.

Il salto di qualità si chiama Cally Square ed è Diego a spiegarci di cosa si tratta: “Cally Square è un prodotto software per il Customer Care e il backoffice, ovvero per tutto ciò che riguarda l’interazione con il cliente. Stiamo parlando di mondo B2B: vendiamo questo prodotto software alle aziende che hanno bisogno di instaurare una comunicazione con i propri clienti tramite voce, chat, sms, social media. Un prodotto made in italy che abbia però valenza internazionale. Nel 2010 abbiamo iniziato a pensarlo, nel 2012 abbiamo fatto un percorso che si chiama GAP (global access program): per 6 mesi abbiamo analizzato il mercato americano insieme a 5 ragazzi che facevano un master alla UCLA. Questo ci ha dato maggiore auto-consapevolezza su ciò che potevamo fare e su dove migliorare il progetto iniziale. Abbiamo investito tutti i nostri soldi, il nostro tempo e le nostre energie ma siamo fiduciosi di venire ricompensati. Abbiamo già numerosi clienti internazionali: Australia, sud-est asiatico, Europa e qualcosina sta venendo fuori anche dagli Stati Uniti. Ma vorremmo strutturarci bene attraverso una rete di partner che possa darci dei riscontri maggiori dal punto di vista grafico e dell’usabilità”.

Xenia, in greco, significa ospitalità, un concetto traslato nel mondo delle telecomunicazioni nella parola Collaboration. Xenialab punta a rappresentare in pieno questo concetto, facilitando la comunicazione e la collaborazione tra aziende e clienti attraverso degli strumenti dotati di grande semplicità d’uso ma con un design curato ed esteticamente innovativo. Come Cally Square.

Alessandro Frau (@ilmercurio85)