100 anni di lavoro attraverso un edificio

Dalla fonderia al coworking, come cambia un edificio al tempo della new economy

 

Iniziate un viaggio con noi.

Parte nel quartiere Crocetta, a Torino. Qui abbiamo scoperto Toolbox Coworking, il FabLab e le Officine Arduino.

Sono tre realtà racchiuse tra le pareti di una ex-fonderia, costruita a inizio ‘900.

Sono luoghi di lavoro, progettazione e innovazione in cui vive la stessa idea: condividere le risorse per creare lavoro e occupazione.

In ogni spazio questa idea si ripropone in un modo diverso: a Toolbox, condividendo scrivania, cucina, sale riunioni; al FabLab trasformando righe di codice in oggetti tridimensionali intelligenti, grazie ad Arduino e alle stampanti 3D.

Idee che prendono forma. E’ un viaggio verso un luogo speciale, uno dei primi del suo genere in Italia. Ma quando si inizia a inseguire una storia attraverso luoghi che sono cambiati nel tempo, non si finisce mai di scoprire.

Abbiamo deciso di tornare alle origini. Abbiamo riavvolto la matassa del tempo, spulciato gli archivi, fino ad arrivare alla persona che di quel luogo è stato il primo padre: l’ingegnere Giovanni Antonio Porcheddu, innovatore di un’altra epoca. Scommise su un’idea a cui nessuno aveva dato fiducia e che oggi è alla base delle costruzioni in cui abitiamo: il cemento armato.

Così abbiamo chiuso un cerchio, da innovatore a innovatori. Lo abbiamo tracciato in una timeline che attraversa cento anni, mostrando tutte le trasformazioni che quel luogo ha subìto.

Dalla fonderia verso l’officina di stampati industriali, dagli uffici di un negozio di abbigliamento fino ai giorni nostri, anche grazie alla ristrutturazione realizzata dall’architetto Caterina Tiazzoldi.

Un viaggio nella storia di un edificio ma anche nel cambiamento del mondo del lavoro italiano nell’ultimo secolo.

 

Dalla fonderia Carlo Garrone a Toolbox e FabLab on Dipity.

Partiamo dunque dal costruttore della fonderia di via Montefeltro 2; l’ingegnere Giovanni Antonio Porcheddu.

Se fosse esistito ai giorni nostri lo avrebbero definito startupper.

Giovanni Antonio Porcheddu nacque a Ittiri, in provincia di Sassari il 26 Giugno del 1860, nove mesi prima che l’Italia diventasse un’unica nazione. La famiglia era di origini modeste, il padre faceva il muratore, della madre non sappiamo niente. I genitori lo lasciarono orfano molto giovane.

Giovanni venne prese in carico da alcuni parenti che gli consentirono di terminare le scuole medie inferiori e che cercarono di insegnargli il mestiere del padre. Così Giovanni studiava e lavorava insieme. Concluso il ciclo delle scuole tecniche inferiori, parenti e istituzioni notarono la sua propensione allo studio e gli permisero di frequentare le scuole tecniche superiori, con indirizzo di matematica e fisica. Visti  i brillanti risultati ottenuti, la provincia di Sassari gli dette la possibilità di frequentare l’università, fornendogli una borsa di studio per frequentare l’università di Pisa. Ma Giovanni non si limitò a conseguire una laurea in ingegneria civile. Appassionato di elettronica e convinto che l’ingegneria civile avrebbe beneficiato dello sviluppo in questo settore, nel giro di un anno si laureò anche in Ingegneria elettrotecnica.

Per motivi di lavoro, una volta rientrato in Sardegna, conseguì anche la laurea in Ingegneria Minerale. A trent’anni Giovanni aveva tre lauree.

Nei primi anni del 1900, un ingegnere belga, François Hennebique, elaborò un nuovo sistema di costruzione degli edifici, che consentiva una maggiore stabilità e compatezza degli edifici e riduceva il pericolo di crollo in caso di incendi. Nasceva il cemento armato.

In Italia, questa tipologia di innovazione edilizia che iniziava a prendere campo in Europa,  non trovò terreno fertile.

Giovanni ebbe la lungimiranza di credere in questa nuova tecnologia e fu il primo  ad avere la concessione di utilizzo della tecnica costruttiva del conglomerato del cemento armato di Hennebique in Italia e nel giro di pochi anni a sviluppare calcoli autonomi per l’utilizzo del cemento armato, migliorando la formula e consentendo l’utilizzo di barre di ferro che potevano essere prodotte anche in piccole ferriere (evitandone così l’esportazione dall’estero).

Giovanni però non aveva operai specializzati per l’utilizzo del cemento armato, ma grazie all’esperienza di muratore che aveva maturato in Sardegna durante le scuole tecniche inferiori, Giovanni stesso insegnò ai muratori le tecniche di utilizzo del cemento armato, lavorando insieme a loro. I muratori, nel giro di pochi anni divennero tra i più pagati in Italia.

Tra il 1895 e il 1933 la società di Porcheddu completò in totale 2600 lavori. Tra i più importanti sono citati:

  • Edifici residenziali di via XX settembre, Genova, 1896-1904;

  • Mercato orientale, Genova, 1898-1899;

  • Stabilimento Fiat Lingotto, Torino, 1916-1922;

  • Hangars per dirigibili, Parma, 1918;

  • Stadium, Torino, 1911;

  • Ponte Risorgimento, Roma, 1911;

La costruzione del ponte Risorgimento valse a Porcheddu il titolo di “re del cemento armato”, assegnatagli dal re Vittorio Emanuele III in occasione dell’inaugurazione dell’esposizione romana.

Nel 1914 venne insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro.

Così si conclude la storia dell’ingegnere Porcheddu. Ma la storia dell’edificio prosegue. Prima di diventare Toolbox e FabLab ci sono ancora due tappe: l’officina di stampati industriali Osi-Ghia e l’azienda G.B. Sportelli.

Marina Usai
Giulia Perona
Ludovica Lugli