Hackathon: la maratona che rende la ricerca più vicina ai cittadini

In occasione della rassegna torinese “now. new. La ricerca si racconta”, nell’ambito della settimana di #hackUniTO, illustriamo i risultati della maratona Hackathon, svoltasi nel corso del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia

Non fatevi intimorire dal suono spigoloso della parola Hackathon: può sembrare, a una prima lettura, un termine per “addetti ai lavori” di un qualche sconosciuto settore dell’informatica. Si tratta, invece, di un’iniziativa che ha lo scopo di coinvolgere e includere le energie e la creatività di giovani sviluppatori di software, programmatori e grafici web nei processi di apertura ai cittadini.
Il termine Hackathon, infatti, è un neologismo nato nell’universo hacker e che unisce le parole hack e marathon: una sorta di maratona di cervelli che si svolge nel corso di un incontro in cui hacker ed esperti di informatica si riuniscono per una sessione di programmazione collaborativa. Un brainstorming che ha come obiettivo quello di far nascere nuove idee e progettare soluzioni informatiche utili per persone che si occupano di tecnologie, sviluppo e crescita.

Proprio in questi giorni si sta svolgendo a Torino now. new. La ricerca si racconta, una rassegna organizzata da: Circolo dei lettori, Università degli Studi di Torino, Torino Strategica in collaborazione con Agorà Scienza e 2i3T, nell’ambito della settimana di #hackUniTO, evento già menzionato nella nostra agenda.

Questa iniziativa si propone di avvicinare la ricerca universitaria ai cittadini e raccontare a un pubblico non specializzato il valore sociale dei risultati di vari progetti di ricerca, rendendoli accessibili a tutti.
Come? Per capirlo, può essere utile guardare ai risultati della “maratona” avvenuta nell’ambito del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia che ha avuto come temi la sanità, la politica, la ricerca e l’innovazione, le imprese e i fondi europei.

L’incontro, avvenuto il 3 maggio scorso presso l’Hotel La Rosetta, è iniziato con l’intervento “virtuale” di Maurizio Napolitano, fondatore di Spaghetti Opendata, il quale, in collegamento con il pubblico via Skype, ha spiegato l’importanza degli open data e di come essi permettano di “riutilizzare la conoscenza del passato per costruire qualcosa di nuovo, per migliorare”.

Andrea Nelson Mauro, uno dei relatori dell’incontro, ha poi dato il via alla presentazione dei progetti da parte degli otto gruppi di ricerca che hanno partecipato all’Hackathon, i quali, lavorando sui dati, hanno creato prodotti giornalisticamente rilevanti.

La prima a presentare il progetto del suo team, “Sport e stereotipi di genere” è stata Mara Cinquepalmi che ha parlato delle varie fasi del monithon sugli stereotipi di genere nel mondo sportivo. Il progetto è stato realizzato attraverso due fasi: raccolta degli screenshot dalle homepage di varie testate – usati poi per una gallery – e la creazione di un data set e di infografiche. Da questa ricerca è risultato che tali stereotipi riguardano le donne, mostrate spesso in costume o in posa da modelle, siano esse atlete o fidanzate degli atleti.

Il secondo progetto, “Infarti: meno morti nei grandi ospedali”, è stato presentato da Alessio Cimarelli. In questo caso il team si è soffermato sugli indicatori dell’infarto, che è una delle maggiori cause dei decessi in Italia. L’obiettivo: misurare l’efficacia dei trattamenti nelle strutture, creando un legame – basato sui dati, con fonte Agenas – con la dimensione delle strutture ospedaliere, in termini di reparti. La ricerca ha dimostrato che nelle piccole strutture si muore il doppio rispetto alle grandi strutture.

“Voto dopo il tg”, il terzo progetto, presentato da Gianluca de Martino, ha evidenziato una presenza molto forte dei partiti politici nelle televisioni, in prossimità delle elezioni. Fonte del monitoraggio: AGICOM. Sono stati analizzati i tre telegiornali RAI, i tre telegiornali Mediaset, il tg di La7 e Sky tg24 e presentati i dati relativi alle presenze istituzionali in tv – che in prossimità delle elezioni nel 2013 avevano raggiunto, nell’anno, 1577 ore – e un grafico che confutava la relazione tra presenza dei vari partiti nelle trasmissioni televisive e il loro rendimento alle urne.

Giulia Annovi ha presentato, invece, “Ricerca e Sviluppo: a chi vanno i fondi strutturali del PON-REC?”. La ricerca – che si proponeva di analizzare l’utilizzo dei 4 miliardi di fondi europei per risollevare il Mezzogiorno ricevuti nel 2007 – ha dimostrato che, sinora, solo un terzo di quei fondi è stato utilizzato. Se, da una parte, questa opportunità finanziaria ha promosso la collaborazione attiva dei soggetti interessati – imprese, università, enti di ricerca – dall’altra, ha mostrato la necessità che questi enti si affrettino a finalizzare i progetti proposti, prima della restituzione obbligatoria dei fondi non utilizzati, nel maggio 2015.

Vincenzo Patruno e il suo team hanno parlato del progetto “Dove sono i lavoratori no profit”, ricerca basata sui dati ISTAT relativi al censimento di: addetti al no profit – che Paturno ha definito attori di un’economia sociale in forte crescita – addetti alla pubblica amministrazione e addetti alle imprese. Viene, così, fotografata la situazione del paese, attraverso il calcolo delle percentuali sul totale nazionale. La ricerca –  ha detto Paturno – è solo un inizio.

“Social University – Twitter e le università” è il titolo del lavoro presentato da Giuseppe Futia, il quale, con il suo team, ha costruito una visualizzazione che rappresenti tutte le università italiane sulla base del numero degli studenti, analizzando il numero di follower delle stesse su twitter. È risultato che nelle università del Sud Italia il numero di follower è minore rispetto a quelle del Nord. È stata, inoltre, realizzata una combinazione dei dati sui follower e il numero degli iscritti nelle varie università, cosa che si è rivelata utile per comprendere le politiche che esse seguono.

Infine, Andrea Nelson Mauro ha illustrato i risultati degli ultimi progetti. “Monithon al Festival del giornalismo: ecco com’è andata”, che ha monitorato il Digital Divide in Umbria, allo scopo di capire come vengono spesi i fondi europei per i beni culturali a Perugia, con il metodo Monithon.

“Meteo su Twitter”, invece, analizza la relazione tra chi comunica la notizie e chi la riceve e il ruolo dei player pubblici o privati, regionali e nazionali.

Dei risultati di questo Hackathon si è già parlato in un comunicato stampa del 3 maggio 2014 che è possibile trovare sul sito del Festival Internazionale del Giornalismo, qui.

Per approfondire i risultati di queste ricerche, è possibile visitare il sito di Dataninja, all’indirizzo: http://school.dataninja.it/class/hackathons/.

 

Chiara Borsini, @CBorsini