Giovani disoccupati diventano artigiani

Noi di Real World parliamo anche di artigianato e restauro. Proprio dietro la nostra Holden, infatti, abbiamo scoperto una scuola dedicata a questo.

direttore scuola

Siamo andati a incontrare il vice-direttore Enrico Fossati. Entrato nel 1999, in punta di piedi, si occupava dapprima della gestione degli acquisti, poi dell’amministrazione, ora della didattica e dei progetti formativi. Enrico non si definisce docente, anche se conosce la materia come un restauratore.

La Scuola d’artigianato e giovani restauratori nasce nel marzo 1994, esattamente vent’anni fa, grazie ad ARPA (Associazione Piemontese Restauratori d’Arte) e l’allora nonché attuale presidente Maria Luisa Rossi, maggior finanziatrice del progetto. Maria Luisa voleva riuscire nel suo intento: riproporre gli antichi mestieri ai giovani.

I primi corsi pur essendo solamente serali, promossi dalla circoscrizione sette in via Lungo Dora, sono stati riproposti all’Arsenale della Pace (Sermig) dal 1997.

Le lezioni diurne della durata quadriennale incominciarono ed erano così strutturate: un primo anno per la conoscenza di tutti i laboratori, il secondo e terzo di specializzazione in un determinato settore e l’ultimo per l’approfondimento e stage.

La Scuola non era ancora ben conosciuta, ed è stato fondamentale farsi scoprire attraverso messaggi promozionali del Sermig che trasmetteva competenze complementari molto utili alla Ricerca.

Nel 2000 l’amministrazione della Scuola richiedeva alla Regione la possibilità di essere riconosciuta. Cambiando il Piano Studi, fortunatamente, è stata inserita nell’Agenzia Formativa Regionale rispettando così le scadenze di esami e un monte ore settimanale.

“È stato il primo passaggio per dare qualcosa di concreto ai nostri ragazzi che impegnavano del tempo e delle risorse nei nostri corsi, -spiega Enrico-  un servizio che intende favorire la miglior specializzazione in ambito artigianale anche se, da circa due anni, l’aspetto restaurativo è aumentato in quanto permette maggior inserimento lavorativo. Fino a tre anni fa, infatti, i dati erano confortanti. Su circa quaranta allievi che uscivano il settantacinque per cento trovava un lavoro e il settanta per cento era coerente con la propria specializzazione. Ora il mercato è realmente bloccato; molti ex allievi ritornano e provano a investire del tempo per la possibilità di trovare, una volta usciti, un’occupazione.”

Dal 2009 si sono trasferiti nella struttura in cui Enrico ci ospita: molto più grande, una balenottera bianca la definisce. Si trova dietro l’Arsenale, favorevole ad ospitare i settori in ampie aule dotate di tutta l’attrezzatura utile.

Tre i maestri e dieci gli alunni per ogni laboratorio; vengono accettati attraverso una selezione nel mese di settembre disoccupati con almeno un diploma di maturità. La Scuola è suddivisa in materie pratiche e applicate, da rilievo architettonico o della conservazione a disegno se si tratta di opere bidimensionali e tridimensionali; informatica, Cdl e lavorazione immagine con Photoshop sono moduli obbligatori.                                                                       Gli studi scientifici sono la base se non la parte indispensabile per studiare.                 Diagnostica, fisica e chimica servono nella ricerca di materiali e pigmenti di colore utilizzati all’epoca, scelti dai funzionari della Sovraintendenza e utilizzati per la conservazione delle opere d’arte.

Un tour delle aule, una per ogni settore. Non ci sono molte classi, alcune sono in stage e in cantiere.

Collage ceramiche blu restaurate

Passiamo da un laboratorio all’altro, dalla succursale di ceramica e reperti archeologi alle anfore di epoca romana di duemila anni fa. Un’ infornata andata a male proveniente da Forlì. Si procede attraverso un restauro conservativo, la catalogazione dei cocci di brocche e ciotole già dipinte, circa seicento in tutto.                                                                                   Gli studenti partono dalle storie. I disegni sono fondamentali; si continua raccogliendo e unendo ciascun pezzo.

collage vetrate

“Abbiamo una stretta collaborazione con la facoltà di archeologia di Torino sotto la sovraintendenza archeologica del Piemonte. Si passa dalle cose finte alle cose vere. I funzionari chiedono e, anche se non ci sono bandi e risorse, noi proviamo a recuperare i prodotti che poi tornano all’amministrazione pubblica e ai musei; si salvaguarda la ricchezza del nostro patrimonio artistico lasciato altrimenti a se stesso.”

restauro statue

Dal lavoro su metalli come le monete ad un’urna funeraria. E, ancora, cartoni preparatori per vetrate, vetrinette per il Museo Egizio e affreschi del castello di Racconigi. Intervenire sulla base del degrado e recuperare le opere. In questo percorso c’è un ultimo laboratorio: capolavori e sculture architettoniche, gesso e marmo, si imparano tutte le tecniche per la riproduzione di opere già esistenti.

Collage restauratori legno

All’interno delle mura della ex-selleria del Sermig, tra cocci, vetrate, statue e dipinti il vice-direttore ci saluta così:

“Noi crediamo nel futuro, proviamo a formare il giovane disoccupato interamente, ci proviamo.”

Fabia Timaco (@_fabs93)                                                                                                                   Foto di Noemi Milani (@NoeMilani)

“La redazione di OraLavora usa la gomma”
(e siamo fieri di farlo).

Pezzo revisionato il 01/04/2014