A Torino presso I3P è nata la startup dell’anno.

Con Muller, il fondatore di NISO Biomed, e il Presidente di I3P Cantamessa parliamo di Torino come città di innovazione.

Il 20 febbraio NISO Biomed è stata premiata migliore startup dell’anno dal Presidente della Repubblica Napolitano che l’ha insignita del Premio Leonardo. La startup ha sviluppato un dispositivo medico, EndoFaster 21-42, che è in grado di analizzare il succo gastrico prelevato dagli esami endoscopici e permette di diagnosticare la presenza dell’ Helicobacter Pylori in un minuto e riconoscere i fattori di rischio tumorale allo stomaco e al colon in circa 15 secondi. Oggi EndoFaster è in uso nelle migliori strutture ospedaliere specializzate nel settore in Italia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Arabia Saudita e Israele.

Nel 2009, però, NISO Biomed non era altro che una delle tante startup neonate che si rivolgono all’incubatore I3P del Politecnico di Torino. L’incubatore è un luogo in cui le giovanissime startup trovano il supporto necessario per crescere. I3P ha come simbolo un canguro e, come il marsupiale, si tiene i piccoli nel grembo caldo finché non sono grandi abbastanza per saltellare da soli. Ogni anno circa 300 idee vengono proposte all’incubatore, ma solo 50 sono quelle selezionate che riceveranno il supporto degli esperti di I3P. Il criterio per la scrematura è l’innovazione che l’idea porterebbe una volta sul mercato e quanto impatto e profitto restituirebbe ai suoi ideatori. Per quattro anni le startup prescelte restano nel grembo di I3P dove i progetti trovano uno sviluppo e in particolare degli investitori, detti business angels, benestanti che investono nell’innovazione sperando in un ritorno economico. Quando NISO Biomed e il suo fondatore Paul Muller si presentano a I3P possiedono solo i diritti di proprietà su EndoFaster, ma tre anni dopo, nel 2012, il prodotto è pronto ad essere prodotto in serie e presentato sul mercato internazionale.

Come è stato possibile che la migliore startup del 2014 sia nata solo cinque anni fa a Torino?

Per scoprire di più abbiamo contattato il Professor Marco Cantamessa, Presidente e Amministratore Delegato di I3P.

Secondo lei come mai una start-up torinese è riuscita ad affermarsi startup dell’anno?

Sicuramente grazie al fatto di aver unito tutti gli ingredienti per il successo: un progetto base solido da cui partire, una forte competenza manageriale e conoscenza del mercato, la capacità di andare oltre al prototipo e creare un prodotto vero da immettere nel mercato.

Perchè Torino è un ambiente favorevole alla nascita e allo sviluppo di startup competitive?

Torino, da sempre, è una città in cui si è capaci di progettare e realizzare prodotti che poi hanno lasciato il territorio in cui sono nati, a partire dalla Rai e dalla Fiat. Torino poi ha una forte radice tecnologica e innovativa e una grande massa critica che permettono di creare prodotti importanti e forti. La stessa conformazione della città è favorevole allo sviluppo di idee e progetti, Torino non è una grande metropoli e questo permette di non disperdere troppo le idee.

Nell’ambito dei business angels, crede che a Torino si sia particolarmente disposti ad investire in idee innovative?

A Torino si è abbastanza disposti a investire nell’innovazione, I3P riceve tra i 2 e i 3 milioni di euro all’anno di seed funding, il capitale per iniziare le operazioni delle start-up. In realtà si potrebbe investire di più perchè a Torino c’è una grande ricchezza privata. In generale la città ha una storia di investimento nelle start-up che risale a più di cento anni fa quando si è investito nei primi prototipi automobilistici, allora da tutte le start-up è emersa quella che ora è la Fiat. Per aumentare gli investimenti c’è bisogno di casi di successo che rendano gli investitori più sicuri, la storia della Fiat ne è l’esempio.La città è disposta ad investire e a creare start-up complesse, c’è solo bisogno di casi di successo come NISO Biomed adesso.

I3P esiste dal 1999, quante altre startup uscite dall’incubatore hanno avuto successo?

120 delle startup uscite dal nostro incubatore sono ancora sul mercato, in tutto danno lavoro a circa 900 persone, ma la distribuzione dell’impiego non è unificata: ci sono alcune imprese molto piccole e legate al territorio, altre invece molto più grandi. Ad esempio una startup ancora nell’incubatore dà lavoro a circa 300 persone, altre si aggirano attorno ai 40-50 dipendenti e sono sia aziende di servizi che imprese che producono prodotti per il mercato.

Abbiamo intervistato anche il dottor Paul Muller, il fondatore torinese di NISO Biomed, per farci raccontare la nascita e lo sviluppo di quella che è diventata la migliore startup dell’anno e il suo legame con l’incubatore in cui è cresciuta.

Come è nata NISO Biomed?

Per dieci anni sono stato il General Manager di Rete Ventures, una società consorziale che unisce chimici, fisici e ingenieri da tutte le Università che fanno ricerca sui materiali. In particolare la società si occupa di fare i rendiconti dei progetti di ricerca. Questo è stato il primo progetto in Italia che si avvicinasse a quello che oggi fanno gli incubatori e ha aiutato a sviluppare 42 startup. Nel 2002 con Fazio, allora Governatore di Banca Italia, ho iniziato a raccogliere fondi per le startup e con dei soci è nata Quantica SGR, una Venture Capital per l’innovazione per supportare le start-up. Lì sono entrato in contatto con alcune start-up che avevano buone idee, ma non le capacità manageriali per realizzare prodotti per il mercato, in particolare con tre start-up del campo biomedicale tra le quali EndoFaster. Da lì l’idea di iniziare un fundraising per creare un team manageriale per queste startup, poi con Michele Guala, abbiamo deciso di fondare una normale società e acquistare il brevetto di EndoFaster per renderlo un prodotto per il mercato ospedaliero.

In che modo I3P ha aiutato a sviluppare il vostro progetto?

Grazie alla mia esperienza precedente non abbiamo avuto bisogno del loro supporto nella creazione di un business plan, ma abbiamo deciso di incubarci per inserirci al meglio nell’ecosistema delle startup e acquisire visibilità. I3P ci ha messi in contatto con gli investitori: subito l’Unione degli Industriali ci ha supportato per quanto riguarda i rischi della chimica e il controllo qualità e Unicredit e San Paolo ci hanno finanziati con delle convenzioni. I nostri investitori sono legati al territorio torinese, infatti anche la Banca del Piemonte ci ha supportati. In generale gli istituti di credito si sono mostrati molto attenti al tema delle startup e ci hanno sostenuti con deroghe dei tempi e rinnovando i finanziamenti nonostante il periodo di crisi economica.

Quanto è stato difficile trovare investitori a Torino?

Grazie al capitale investito dai business angels e dai soci, l’azienda aveva un buon capitale di partenza e in più eravamo un buon progetto bancabile perchè piuttosto stabile: chiedevamo meno di quanto avessimo già investito nella nostra società. Se nei primi anni eravamo bancabili, ora la siamo ancora di più perchè siamo nel momento di massima espansione. Tuttavia fin dall’inizio siamo stati molto aiutati dalle convenzioni arrivate grazie all’incubatore: incubarsi aiuta anche i soggetti industriali già conosciuti.

Crede che Torino sia un ambiente particolarmente adatto alle startup?

Torino è adatto perchè il livello di competenze sul territorio è ottimo grazie al grande numero di ragazzi del Politecnico e dell’Università. Le startup nascono da sempre dove ci sono tecnologia e innovazione. Il nostro brevetto viene dalla Puglia, ma per svilupparlo sono state necessari molti collaboratori e ne abbiamo trovati a Torino. Se fossi un marziano che cerca un luogo in cui sviluppare la propria startup cercherei un’area dove è possibile assumere personale competente che non vuole tornarsene a casa, ma che vive in quel luogo. La vicinanza dei collaboratori, infatti, è fondamentale. Inoltre Torino ha un buon patrimonio industriale e ottime competenze tecnologiche.

Noemi Milani
@oralavora