Un e-commerce dal volto umano. Mr. Citybuyers: «Ecco perché a Zuckerberg non piaceremmo. E va bene così»

Simone Barioglio racconta il suo social-commerce anomalo: «Vorrei che gli utenti capissero che non stanno solo usufruendo di un servizio ma lo stanno realmente costruendo».

«Gli utenti che decidono di entrare a far parte del mondo Citybuyers non devono vederlo come un possibile colosso come Google o Facebook. Voglio che capiscano cosa realmente siamo: un servizio in grado di mettere la persona e le sue necessità al primo posto».

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Simone Barioglio, giovane programmatore torinese, non è uno startupper come gli altri. La sua creatura, infatti, è nata tralasciando le ambizioni di ricchezza per puntare tutto su concetti come la condivisione, la comunicazione e la solidarietà tra gli individui: «Voglio che Citybuyers rimanga prima di tutto un progetto che possa far avvicinare le persone. Non voglio pensare di costruire una realtà che abbia come obiettivo il desiderio di voler accumulare sempre più soldi. Non voglio aumentare i profitti a scapito del servizio che intendo offrire. Vorrei che gli utenti capissero che non stanno solo usufruendo di un servizio ma lo stanno, realmente, facendo. So che dovrò pur guadagnare da Citybuyers ma per me è una cosa abbastanza superflua. Mi andrebbe benissimo portare a casa la mia mensilità, pagare le bollette e mantenere una famiglia. Non chiederei altro».

Citybuyers è una piattaforma di social-commerce completamente gratuita dove gli utenti possono vendere senza pagare commissioni, acquistare in tutto il mondo e far connettere la propria rete di collaboratori. Simone e il suo team hanno focalizzato la loro attenzione sul voler trasformare la condivisione in una fonte di guadagno, collegando universalmente venditori, compratori e intermediari. Gli utili arriveranno attraverso la vendita di spazi pubblicitari, gestione di profili aziendali e cura di campagne ad hoc sulla piattaforma. La startup, nata quasi due anni fa, è incubata dentro al Treatabit, sezione interna di I3P (incubatore del Politecnico di Torino) dedicata alle nuove imprese digitali.

 Simone, raccontami qualcosa di te

Sono nato e cresciuto nel torinese e a scuola ho sempre avuto qualche difficoltà. Sono diplomato alle serali ma, ad un certo punto della mia vita, ho scoperto la programmazione, una vera passione. Ho trovato abbastanza facile comprendere il linguaggio del codice, fin da subito. Non ho voluto fare l’Università per scelta e appena finite le superiori sono andato a lavorare, per un anno intero, come manovale. Dalle piccole occupazioni è nata l’idea di Citybuyers: cercavo di vendere qualcosa su ebay, mi ricordo che era il periodo in cui anche in Italia iniziavano a diffondersi i fenomeni di massa come Facebook e Google, e da lì mi è venuta l’idea: fare qualcosa per aiutare le persone a guadagnare qualcosa in più dalle loro vendite e trovare un modo, per me ,di sfruttare il sistema dell’e-commerce, che da subito mi aveva affascinato. Da qui l’idea della creazione di una piattaforma che potesse ispirarsi al modello di business di queste grandi realtà ma senza la stessa visione egoistica. Il mio focus è sempre stato quello di dare un servizio vero e gratuito ai miei utenti.

Quante persone lavorano a Citybuyers?

Ho cominciato con il mio socio principale, Sasha Gradogna: le nostre lunghe chiacchierate hanno portato alla nascita del progetto. Attualmente siamo in cinque, tutti con ruoli diversi, ad occuparci della startup: oltre a me e Sasha ci sono Sergio Bergamini, Sergio Brizzo e Luca Piras. Ci tengo moltissimo a fare i loro nomi perché rappresentano davvero il cuore pulsante di questa realtà che hanno sposato in pieno.

Come funziona?

L’utente che aderisce a Citybuyers può ricoprire tre ruoli: quello del venditore, quello del compratore e quello dell’intermediario. C’è, infatti, la possibilità di guadagnare per condivisione, ovvero se A e C vengono messi in contatto da B, anch’egli avrà il diritto di ottenere qualcosa per aver permesso la conclusione dell’affare. L’acquirente che arriva sul sito può servirsi del motore di ricerca interno per curiosare tra le varie offerte disponibili, trovare l’oggetto che lo colpisce e acquistarlo. In pochi passaggi, cioè, si può cercare, trovare e comprare quello che si desidera, dalla canzone all’abbigliamento. Vogliamo essere completi e non tralasciare alcun interesse. Vogliamo esserci per tutti.

Da poco avete anche lanciato l’idea dell’asta collaborativa. Come è andata?

Cercavamo un modo per combattere il fenomeno delle aste a ribasso, delle vere truffe, e trovare un modo più onesto e interessante attraverso il quale mettere in vendita degli oggetti a prezzi relativamente bassi. Immaginiamo un’asta: tutti i partecipanti mettono ad esempio un euro. Al raggiungimento del traguardo di 1000 persone iscritte si parte con un’unica offerta ciascuno: la più bassa ottiene il prodotto mentre il proprietario ottiene quei 1000 euro che aveva messo in conto di intascare con la vendita. Rimangono scontente 999 persone che, però, hanno perso solo un euro nel tentativo di fare un vero affare.

citybuyersCos’è il treatabit? 

Quando noi siamo entrati, circa un anno e mezzo fa, è stato tutto un po’ strano. Io non ho voluto fare l’Università, come ti dicevo, per cui ero diffidente nel dovermi confrontare continuamente con laureati e laureandi. L’idea che abbiamo proposto ai responsabili è piaciuta da subito. In seguito non abbiamo ricevuto tanto supporto perché, in fondo, non ne avevamo così bisogno. A noi serviva un luogo dove sentirci sicuri, dover poter chiedere una consulenza nel momento del dubbio. Posso dirti però che i responsabili del Treatabit sono davvero disponibili e organizzati benissimo, difficile non ottenere una risposta veloce a qualunque tipo di domanda.

Quanti utenti ha Citybuyers?

Abbiamo superato i 300 iscritti senza ancora aver fatto una massiccia pubblicità. Ed è anche per questo che la maggior parte di loro appartengono al territorio torinese. Sfruttando e collaborando con alcuni utenti di ebay, come Power Sell, abbiamo fatto il salto di qualità aumentando esponenzialmente gli annunci inseriti.Sul sito, ancora in fase beta, abbiamo superato le 5000 visite uniche in pochi mesi. Le nostre previsioni di crescita sono più che rosee, anche perchè nel 2015 convertiremo la piattaforma in inglese per intercettare un mercato più internazionale.

Quali sono i vostri partner?

Stiamo preparando un file CSV, utilizzato anche da ebay e altri siti di e-commerce, che possa avvicinare le aziende alla nostra piattaforma. Collaboriamo attualmente con Squeezol, Rossobike, AA eventi, Electronic Community, Pietro Bosa e Manuel Zennaro.

 Hai mai pensato di trasferirti all’estero?

Abbiamo ricevuto delle proposte dall’estero per spostarci e crescere al di fuori dei confini nazionali, ma non ci interessa. Se riuscissimo ad avere solidità, e a crescere come vorremmo, potremmo contribuire con la nostra immagine a migliorare questo Paese. Vogliamo, fin da subito, che si possa capire la nostra provenienza e dove siamo nati. Anche in Italia, se uno vuole, può farcela.

Alessandro Frau (@ilmercurio85)

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