Bookolico: dal self publishing allo Spotify dei libri.

La startup, cresciuta nell’incubatore TreataBit di Torino, per due anni si è occupata di self publishing costruendo una community di scrittori e lettori, ora si è rinnovata e punta su un catalogo di ebook da leggere tramite abbonamento.

logo bookolicoBookolico è la startup torinese che prima dell’inizio dell’estate diventerà, secondo i suoi creatori, “lo Spotify dei libri”, una piattaforma dove poter leggere, sfogliare e consigliare ebook in cambio di un abbonamento mensile. La startup è nata nel febbraio 2012 e fino alla fine del 2013 è stata incubata da TreataBit, il ramo tecnologico di I3P, l’incubatore del Politecnico di Torino. Durante gli anni dell’incubazione si è occupata di self publishing creando una community di scrittori e di lettori dove chiunque poteva pubblicare e vendere il proprio ebook.

Come mai la startup ha deciso di cambiare il suo percorso e abbandonare il self publishing? Per saperne di più parliamo con Marco Cardillo, uno dei quattro ragazzi che lavorano a Bookolico dalla sua nascita.

membri bookolicoCome è nata la startup?

Bookolico è nato dalla mente di Giuseppe Spezzano che, dopo essersi laureato in ingegneria gestionale, ha sviluppato l’idea di una startup che si occupasse del self publishing. Per realizzare il suo progetto ha chiamato me, che sono laureato in psicologia del lavoro, Gianluca Ambrogio, laureato in economia, e Davide Pani che è un programmatore. Dal febbraio 2012 alla fine del 2013 siamo stati incubati da TreataBit dove abbiamo conosciuto altre startup in un ambiente bellissimo. In questo periodo Bookolico era una community di scrittori e lettori dove ogni utente poteva pubblicare il proprio ebook e venderlo. La cosa particolare era il pricing: l’ebook partiva al prezzo di 0,99 euro ma, grazie a un algoritmo che calcolava le vendite, il gradimento e i commenti all’opera, il suo prezzo cresceva fino a un tetto massimo di 6,99 euro. Questo modello per noi è stato una rivoluzione perché cambiava il modo in cui l’opera veniva prezzata: non dall’editore, ma dai lettori e dal loro indice di gradimento.

Non credi che il self publishing abbassi la qualità dei prodotti letterari?

Certo, le opere non ricevono editing, ma alcuni autori che hanno usato la nostra piattaforma hanno ingaggiato editor e grafici freelance per creare un prodotto di qualità. Di sicuro la qualità media delle opere si abbassa, ma la qualità percepita da ognuno si alza. Questa è anche una strada per le opere non apprezzate dagli editori che in alcuni casi, dopo l’autopubblicazione, hanno successo. Alla fine il web 2.0 è questo: tutti hanno la possibilità di essere protagonisti e di mostrare il proprio valore. Non ci sono più confini né barriere.

landing page bookolicoPerchè avete deciso di abbandonare questa funzione?

Come tutte le startup facciamo continuamente pivoting, correggiamo la rotta che stiamo seguendo in cerca di miglioramenti, e da un anno ormai abbiamo deviato il nostro vecchio percorso. Secondo gli studi di mercato il trend del momento nell’editoria digitale è creare una app per tablet che permetta di leggervi libri senza scaricarli. Noi allora abbiamo deciso di progettare una app che fosse la Spotify dei libri: in particolare una app, per ora solo per iPad, che permette di leggere libri illimitatamente in cambio di un abbonamento mensile, e poi di creare un social network ad accesso libero dove seguire ed essere seguiti, e dove è possibile votare e commentare i libri oltre a creare la propria libreria.

Perché avete deciso di intraprendere la strada della app per tablet?

Abbiamo deciso di proiettarci verso il futuro. In Italia l’editoria digitale è solo il 3% dell’editoria, ma in America, dove questi fenomeni si sviluppano prima, è già salita al 25%. Anche il mercato dei tablet sta crescendo sempre di più a discapito degli e-reader. Noi vogliamo innovare l’editoria perchè l’editoria digitale non consiste nel cambiare il formato del libro da cartaceo a ebook, ma nel rinnovare il modo in cui si legge.

Come state riuscendo a finanziare il vostro progetto?

Per i primi due anni non abbiamo avuto nessun finanziatore, ma adesso abbiamo raccolto un piccolo finanziamento per permetterci il lancio del servizio: ci serve denaro per coprire le spese che comportano i viaggi per incontrare gli editori. All’estero, però, le cose vanno diversamente: quando abbiamo iniziato a lavorare al nostro progetto anche negli Usa e in Spagna c’erano progetti simili e adesso, dopo un anno, il progetto spagnolo ha ricevuto 2 milioni e quello americano 17 milioni di dollari.

In che modo vi rapportate con le case editrici, come pagate i titoli che inserite nel catalogo?

Il nostro rapporto con le case editrici è una vera rivoluzione copernicana. Solitamente si acquista il titolo dalla casa editrice, ma nel nostro caso questo non è possibile perchè una volta scaduto l’abbonamento il nostro utente non acquista nè scarica i libri letti. Abbiamo deciso di utilizzare il metodo del pay per view: la casa editrice riceve una percentuale su ogni libro, calcolata da un algoritmo in base alle visualizzazioni del libro e all’interazione dei lettori.

Quando sarà disponibile la nuova versione di Bookolico?

La app è pronta da fine aprile, ma deve essere testata e deve anche avere un catalogo di libri abbastanza ricco. Il servizio sta piacendo alle case editrici medio-grandi, quindi pensiamo che sarà disponibile prima dell’estate. Per ora potete visitare il nostro sito che è la landing page del progetto.