I fondatori di SportSquare: "Abbiamo creato un gioco che coinvolge realmente le squadre di calcio professionistiche"

Nel percorso verso Start Cup Piemonte-Valle d’Aosta, ecco la storia della prima startup ospitata e laureata all’interno del Treatabit (con esperienza in un acceleratore estone).

Da sinistra: Gabriele Costamagna e Alex Carpentieri

Da sinistra: Gabriele Costamagna e Alex Carpentieri

Gabriele Costamagna e Alex Carpentieri hanno 28 anni, vengono dal cuneese e sono i fondatori di SportSquare Games, la prima startup ospitata e laureata all’interno del Treatabit, il programma di supporto per startup digitali di I3P, incubatore del Politecnico di Torino. Dopo essersi conosciuti all’ITIS di Fossano (CN), hanno seguito lo stesso percorso universitario, trasferendosi a Torino e iscrivendosi alla facoltà di informatica: “Ci conosciamo da 11 anni ormai”.

“Da piccolo volevo fare il calciatore o il dentista” confessa Gabriele. “Ho iniziato a usare il computer a 11 anni: giocavo a PC Calcio cercando di portare il Cesena in Serie A, l’anno in cui c’era Dario Hubner in attacco. A 16 anni ho iniziato a interessarmi al mondo della programmazione scoprendo quanto fosse distante, ma altrettanto affascinante, dal semplice gioco”.

Anche Alex aveva le idee chiare fin da subito: “Ho conosciuto il mondo dei PC in terza elementare, con un windows 95 vecchissimo e con due cd: uno sugli animali e uno sugli shuttle, che guardavo in continuazione. Da piccolo volevo fare prima l’inventore e poi il gelataio. Verso la scuola media ho iniziato a pensare realmente al mondo dell’informatica e della programmazione: avevo già in testa di provare a fare dei videogiochi”.

All’interno del loro piano di studi esiste un esame, intelligenza artificiale, che rappresenta il vero scoglio da superare per gli studenti che vogliono laurearsi in informatica ma che, per entrambi, ha significato il primo vero passo verso la concretizzazione del progetto SportSquare: “Durante l’università  abbiamo sempre fatto lavori di gruppo. Intelligenza artificiale lo abbiamo sostenuto insieme, il 30 di agosto, dopo un mese di studio folle, chini sui libri notte e giorno. Abbiamo creato una sorta di robottino che aveva come missione la possibilità di andare sulla luna, percorrere vari cammini obbligatori, e prendere una pietra che si chiama Amenite. Abbiamo preso trenta, una grande soddisfazione”.

Alex si trasferisce poco dopo a Saragozza, in erasmus, mentre Gabriele inizia a sviluppare alcuni progetti nell’ambito dei giochi manageriali: “Quando è tornato dalla Spagna gli ho fatto vedere un gioco di pallavolo su cui stavo lavorando: sapevo che lui era bravo nel progettare gli algoritmi e abbiamo lavorato insieme per migliorarlo”.

Nel frattempo, tramite un amico, conoscono I3P: “Nel 2011 abbiamo presentato il nostro gioco allo StartUp Weekend, salendo sul podio. Da lì poi si è sviluppato il progetto, non più pallavolo ma calcio”. Un percorso fatto di tappe, tutte fondamentali: Treatabit, Start Cup, I3P e Gamefounders.

Gabriele e Alex, nel 2013, presentano la startup a un acceleratore estone focalizzato interamente sul mondo del gaming, Gamefounders, che li seleziona per un periodo di incubazione. Un’esperienza decisiva per la crescita ulteriore di SportSquare: “Dal 4 marzo fino a metà giugno abbiamo fatto il giro del mondo: partiti da Tallinn, dove abbiamo incontrato amministratori delegati di aziende del settore e imparato a leggere il mercato, siamo stati a presentare il nostro prodotto a Londra, Malmoe, Helsinki, San Francisco, Amsterdam e infine Berlino, ultima tappa del nostro pellegrinare. In Germania ci hanno invitato dopo averci selezionato come una delle startup più promettenti del 2013. A Tallinn eravamo in mezzo a un team multiculturale e multidisciplinare dove abbiamo avuto la fortuna di incontrare umanità differenti. Abbiamo imparato ad allargare il nostro network d’impresa e a mettere a fuoco una visione aziendale più efficace: all’inizio si ha, ovviamente, un approccio più scolastico ma dopo i periodi vissuti in I3P e all’interno di un acceleratore di questo tipo, non si può che fare un salto di qualità oltre che un grande bagno d’umiltà.”

Questo confronto ha avuto, inoltre, un ruolo decisivo per capire meglio come perfezionare il modello di business che una startup di questo tipo deve prevedere: “Prima di entrare a I3P” racconta Alex “non avevamo molta dimestichezza con un business plan, anche perché per un progetto come il nostro non è così facile realizzarlo. Si preferisce valutare il proprio operato di mese in mese perché tutto cambia velocemente: i calcoli balistici che facciamo sono soggetti a variazioni continue. Ad esempio, per noi, sono fondamentali le KPI (Key Performance Indicators, indice che monitora l’andamento di un processo aziendale, ndr). Bisogna studiare tutte quelle metriche che possano validare le tue ipotesi iniziali e lavorare in base ai numeri registrati”.

soccersquareNel loro presente e prossimo futuro c’è SoccerSquare che, come ricorda Gabriele, “Non è un semplice gioco ma una piattaforma che può coinvolgere le squadre di calcio reali”. Le compagini dei campionati italiani che sottoscrivono la partnership, faranno comparire il gioco nella home page del loro sito, richiamandone la presenza nelle pagine dei social. In cambio ottengono il 30% dei guadagni, arrivati grazie a un modello freemium: l’utente s’iscrive gratis ma poi all’interno del gioco può fare degli acquisti. “Le squadre sono una parte del gioco che, però, funziona anche autonomamente. Certamente, lavorare con i team reali rende tutto più accattivante. Di quelle che hanno già deciso di sostenerci, il Brescia è stata la prima, poi è arrivata la prima squadra di Serie A: il Torino. Nel momento in cui incontri un responsabile marketing, che s’interessa al mondo digitale, chiudi l’accordo abbastanza in fretta. Con le grandi squadre il discorso si complica perché bisogna garantire dei minimi risultati economici per poterli interessare fino in fondo. Da qui la nostra strategia: partire con squadre medio-piccole, dimostrare che il progetto ha una validità e pian piano salire verso i vertici del calcio italiano”.

imgresL’altra grande esperienza è certamente quella relativa alla partecipazione, nel 2012, alla Start Cup Piemonte e Valle d’Aosta di cui entrambi hanno un ottimo ricordo: “Consiglio a tutti di partecipare” risponde subito Gabriele “Serve moltissimo perché ti costringe a sedere ad un tavolo con un’altra persona che non sa cosa vuoi fare: devi creare un documento per spiegarglielo e questo è fondamentale per fare chiarezza sull’idea ancora embrione. Porta a ragionare su ciò che realmente si vuol fare e permette di avere più lucidità”.

Alex aggiunge: “Finché rimane una tua idea, e ne parli con il tuo socio, non avviene la necessaria maturazione. Questa può avvenire solo dopo aver parlato con un numero maggiore di persone, soprattutto esperti e professionisti del settore: l’ambiente della Start Cup è ideale per questo. Inoltre, come tutti gli eventi di questo genere, si ha la possibilità di espandere la propria rete di contatti. Un’avventura imprenditoriale solitaria non esiste, o meglio non ha futuro. L’ambiente è un elemento che determina la crescita, l’interazione favorisce la creazione e appunto la maturazione di quell’idea iniziale. In più la vittoria o il piazzamento generano un po’ di rumore intorno alla startup, che non fa mai male, e il budget in palio può aiutare a costruire il primo prototipo concreto”.