“Se vuoi essere veloce sii single, se vuoi andare lontano costruisci una coppia”.

Gerard, fondatore di Bring me, non ha dubbi: “Per diventare uno startupper stakanovista servono spirito imprenditoriale, passione, impegno e persone stimolanti attorno”.

Gerard Albertengo, fondatore di Bring me!  fonte: www.treatabit.it

Gerard Albertengo, fondatore di Bring me!
fonte: www.treatabit.it

All’interno del Treatrabit, programma di supporto per startup digitali di I3P, incubatore del Politecnico di Torino, la fama precede Gerard Albertengo, fondatore di Bring me: “State per intervistare il più tosto, lo stakanovista per eccellenza, il primo ad arrivare, l’ultimo ad andar via dal nostro coworking” ci avvisano i suoi colleghi.
“Sveglia alle 6, alle 7 prendo il treno da Rosta per Torino. Arrivo all’I3P quando non c’è ancora nessuno e mi metto immediatamente a lavoro. Alle 8.30 arrivano i miei colleghi e facciamo colazione insieme, poi, faccio la trottola. Esco da lavoro verso le 18, non tardi, la vita di coppia mi aiuta a darmi dei limiti. Spesso però, di nascosto dalla mia fidanzata, lavoro anche da casa”. Per diventare uno startupper stakanovista non è necessario essere un bravo studente. Servono spirito imprenditoriale, passione, impegno e persone stimolanti attorno, nel suo caso, il suocero.

Gerard si appassiona all’informatica grazie a una sospensione durante le scuole superiori: sono gli anni in cui i floppy cominciano ad essere obsoleti e nascono i cd-rom. L’obbligo di frequenza diventa così un’occasione d’oro per usare il pc della scuola e capirne il funzionamento.
Cavalcando quell’interesse decide di iscriversi alla facoltà di ingegneria energetica ma si ferma a tre esami dalla fine: forse quella non è la sua strada. Nel frattempo ha avviato, assieme al fratello più grande, un’impresa immobiliare che gli impegna buona parte del tempo. Guardandosi indietro vede in quell’attività i primi segni di uno spirito imprenditoriale che cominciava a prendere forma. Inoltre scopre una nuova passione, l’economia: cambia facoltà, prende la laurea triennale nei tempi giusti, “la migliore scelta che potessi fare”.
Interesse per la tecnologia, conoscenze d’ambito economico, spirito d’impresa. Il passo per avviare una startup è breve, serve solo un buon progetto. Gerard di idee ne ha tante, ma nessuna che lo convinca pienamente.  “Il papà della mia fidanzata è una persona molto stimolante. E’ pendolare, vive tra Torino e la Polonia; un giorno mi chiama da Bergamo perché a causa dello sciopero dei treni non sa come tornare. Devo andarlo a prendere. In macchina mi racconta della presenza di altri pendolari sull’aereo senza però la possibilità di poterli contattare e dargli un passaggio”.

10152944_10202904935917239_143256723_nNasce così l’idea di creare una piattaforma che possa mettere in contatto le persone che si ritrovano davanti ad un’esigenza simile. Gerard telefona ai fratelli, Christophe e Patrick, e propone l’idea, quella giusta e convincente. Entrambi accettano: contattano Webinspire, web agency che sviluppa la piattaforma; parte Bring me e, in poche settimane, senza pubblicità né marketing, ma solamente con una pagina Facebook, riesce a raggiungere 500 iscritti.

“Non c’è nulla di nuovo nel carpooling, si faceva già durante la seconda guerra mondiale. Ma per entrare nell’I3P e diventare una startup avrei dovuto trovare qualcosa di innovativo nel mio progetto”. Decide allora di contattare 20 stazioni turistiche, chiedendo sconti per i carpooler e farsi dare qualcosa in cambio per la pubblicità: “BardonecchiaSki lo faceva già ma senza nessun certificato che attestasse la presenza di queste persone nelle auto. Chiunque poteva fermare gente in strada, caricarli a bordo e farsi rimborsare il viaggio. Ne ho parlato con mio suocero, e ancora una volta è stato lui a darmi l’idea giusta: mettere una scatola nell’auto, quella che poi è diventata una app, che attesti la presenza in macchina di queste persone, rilevando il bluetooth o il gps dei telefoni presenti in macchina durante tutto il viaggio. Ci rendiamo conto che così possiamo anche calcolare quanta Co2 è stata risparmiata, utilizzando una sola auto invece di 3 o 4”.

imagesA questo punto dunque, Bring me non solo offre un servizio per i pendolari, ma diventa anche ecosostenibile e innovativa e può finalmente essere incubata dall’I3P.  Ai tre fratelli soci fondatori, si aggiungono 3 sviluppatori, un grafico, e Cristina, per l’attività commerciale. Oramai il nome dell’azienda è già scelto, non conviene cambiarlo, anche se non è l’ideale per loro, che lo definiscono un errore: “Ho la R moscia e non riesco a pronunciarlo bene, la gente non sa come si scrive, il dominio di bringme.com era già occupato e oltretutto la traduzione non è esatta, sarebbe porta a me, non portami. Però la gente riesce ad individuarci ormai, “Ah voi siete quelli della volpe!” ci dicono. Siamo noi sì, ma quello è un canguro”.

Nome sbagliato a parte, Bring me riesce ad avere successo. Diventa la prima impresa di carpooling italiana, non solo perché Blablacar è francese, ma anche perché il pubblico di destinazione e il progetto sono completamente diversi. Nei prossimi mesi infatti Blablacar imporrà anche in Italia, come succede già in altri Paesi europei, che il viaggio venga pagato online, prima che si svolga, in modo da garantire tanto il guidatore quanto i viaggiatori e trattenere una piccola percentuale per il servizio. Un simile modello è efficace quando si tratta di lunghi viaggi, e non nel caso di pendolari, che potrebbero a quel punto organizzarsi singolarmente senza pagare il servizio a Blablacar. Inoltre i progetti di Bring me si fanno sempre più chiari: arrivano le prime collaborazioni con le Università, per aiutare gli studenti nei disagi dei loro spostamenti, nella comodità del viaggio, creando una rete di conoscenze e contenendo anche i costi. Aderiscono l’Università di Roma La Sapienza, Ca’ Foscari di Venezia, Parthenope di Napoli, l’Università di Torino e presto anche altre due Università della capitale.

Non ultimo, precisamente il 28 Febbraio, è stato lanciato anche jojob.it, il carpooling aziendale che permette ai lavoratori di aziende diverse ma limitrofe, di segnalare il proprio percorso, punto di partenza e punto di destinazione, all’interno di una mappa. E’ sufficiente chiedere l’amicizia ai diretti interessati e, una volta accettata, i dati di quella persona finiscono nella rubrica del telefono.

Gerard ogni mattina si sveglia alle 6, fa un’ora di treno e si mette a lavoro. Nelle sue giornate non pensa solo a Bring me, ma anche all’attività immobiliare che porta ancora avanti assieme a suo fratello, all’ultimo esame universitario per prendere la Specialistica in Economia, e alla sua fidanzata, costretta a sopportare un partner attivo e sempre impegnato. Ma come ama dire: “Se vuoi essere veloce sii single, se vuoi andare lontano ed essere felice costruisci una coppia”.

Marialuisa Greco (@grecomal)
Alessandro Frau (@ilmercurio85)