La storia di Francesco Medda: dal primo sito a pagamento in Sardegna (13 anni) all'Incubatore I3P di Torino

Il creatore di Scloby si racconta: “Ho fatto domanda per la Start Cup 2012 non sapendo bene neanche cosa fosse ma digitando su google: come mettere su un’impresa”

Serrenti, piccolo paese del Medio Campidano; Scano di Montiferro, piccolissimo paese dell’oristanese; Torino, la grande città del nord con l’opportunità di realizzare il proprio progetto imprenditoriale, Scloby.

La storia di Francesco Medda (classe 1986) si svolge attraverso questi tre luoghi: un viaggio che unisce la Sardegna e il Piemonte, la scoperta casuale dell’html e la fondazione di una startup.

Il percorso di Francesco Medda fondatore di Scloby

Il percorso di Francesco Medda,
fondatore di Scloby

Serrenti, prima tappa del nostro viaggio, è un piccolo paese dell’ormai defunta Provincia del Medio Campidano: poco più di 5000 anime, d’età prevalentemente avanzata, stagliate nella grande pianura che collega Cagliari al centro della Sardegna, in mezzo alla macchia mediterranea. Francesco vi nasce e ci passa l’infanzia. La svolta arriva a 13 anni quando i suoi occhi incontrano l’html: “Ai tempi delle medie ho scoperto internet. In terza ho fatto il mio primo sito: mi sono fatto pagare da mio zio per un micro-sito per la sua azienda sulla cura del verde, composto forse da cinque pagine. Avevo scoperto che nelle pagine web potevo fare: tasto destro, vedi html. Una volta capito cosa fosse mi sono appassionato tantissimo cercando di scoprire come funzionasse. Sempre da autodidatta”.

Il liceo, un istitituto tecnico di Cagliari, è l’occasione per approfondire la passione per l’elettronica (“provavo gli antenati di Arduino”) e per decidere di voler fare il passo ulteriore: studiare al Politecnico di Torino.

La seconda tappa però non è il capoluogo piemontese ma un paese ancor più piccolo: Scano di Montiferro; anime: 1600 circa. Siamo sempre in Sardegna, stavolta nel centro, vicino a Oristano. Il territorio è tra i più nascosti e suggestivi dell’isola: un complesso vulcanico spento da un milione anni riempie la zona di ossidiana e fossili; tantissimi nuraghi, immersi nella natura, fanno respirare l’antichità dell’isola. Francesco sorride mentre ci dice che:  “una cosa che la gente non sa, è che in quel paese c’è una sede del Politecnico di Torino, tra le montagne. Ho passato lì i primi due anni della mia formazione universitaria. Si fanno lezioni in videoconferenza satellitare. Al tempo ci vivevano circa 400 studenti. Un’atmosfera particolare, un’esperienza stranissima”.

Il salto a Torino era però inevitabile. Francesco ha le idee chiare: assorbire dal Politecnico e dai suo professori gli elementi per crescere e, parallelamente, lavorare nel concreto in ambienti stimolanti: “Ho avuto vari sbandamenti nel mio percorso universitario, tutti legati a motivi di lavoro. Facevo il freelance di qua e di là in vari progetti imprenditoriali e ho lavorato in una web agency. Un’esperienza fondamentale perché l’obiettivo non era quello di fare il classico sito internet ma focalizzarsi sul concetto -serve un qualcosa in più-. Lì iniziai a maturare l’idea di Scloby. Avevamo messo in piedi i -centri commerciali virtuali all’aperto- partendo da un’idea simile a quello di un centro commerciale diffuso a cui, però, abbiamo unito la necessaria presenza online”.

Si rimane un po’ stupiti quando confessa: “L’Università è ancora in stand-by, mi mancano gli ultimi esami. Nel 2012 avevo già preso quello che mi serviva e non mi bastava più”. L’esperienza all’interno della web agency convince Francesco a provare un’altra strada, quella più difficile e coraggiosa, ancora una volta da solo e da autodidatta: “mi ero reso conto, in quegli anni, che il commerciante aveva bisogno di strumenti che non aveva voglia di utilizzare e che riguardano il mondo del web, del marketing e dell’innovazione. L’idea di Scloby è nata dal fatto che servisse qualcosa di automatico che potesse riempire quest’esigenza. Ad un certo punto mi sono detto: ora o mai più. Ho messo su una sorta di business plan e ho fatto domanda per la Start Cup Piemonte 2012 non sapendo bene neanche cosa fosse. L’avevo trovata nel mare magnum di google digitando -come mettere su un’impresa-.”

Ma cos’è Scloby? Ve lo spiega, in questo breve video, lo stesso fondatore:

Pur studiando al Politecnico, Francesco non sapeva dell’esistenza dell’incubatore I3P: “Non ne avevo conoscenza, non perché fossi distratto ma perché la maggior parte degli studenti non lo sa.”
Dopo pochi mesi da quella fatidica domanda le cose cambiano. Viene contattato per un colloquio conoscitivo: il pitch di Scloby è tra le idee pre-selezionate per la Start Cup; per questo gli viene assegnato un tutor in grado di fornire un aiuto nella formulazione di business plan professionale: “In quel momento mi hanno spiegato cosa fosse il Treatabit, la parte dell’incubatore dedicata all’innovazione digitale”. Nel momento in cui viene accolto Francesco non è più autodidatta, ma non ha ancora collaboratori: “Sono entrato nel 2012, ho curato business e parti tecniche fino all’estate 2013. Poi è nata Scloby SRL, sempre fatta solo da me”.

Nel luglio 2013 arriva l’ennesima svolta, un primo fondo d’investimento entra dentro Scloby: “Mi ha dato i primi spiccioli per partire. Il finanziatore è arrivato attraverso quegli eventi e quell’ecosistema che l’incubatore ha creato per far conoscere le proprie realtà. Escaplon di Club Italia Investimenti, fondo di Milano, ha creduto in noi: 25.000 euro in cambio del 10%. Per chi non lo sapesse si tratta di una cifra abbastanza bassa in Italia visto che una SRL ha una spesa fissa superiore ai 10.000 euro”.

Francesco non ha dubbi neanche davanti alla possibilità di andare all’estero: “il mio desiderio è rimanere qui in Italia. Per questo ho una sede legale a Torino e una sede operativa in Sardegna. Cerco sempre di creare delle sinergie con la mia terra, le mie origini. Giù ho sviluppatori e intrecci con altre startup sarde. Il primo finanziamento mi ha permesso di ampliare e crescere Scloby: ho costituito una squadra di due sviluppatori, una designer, collaborazioni esterne. Ho potuto investire su hardware per i test e così via. La mia intenzione però non cambia. Voglio restare qui”.

Prima di terminare la nostra chiacchierata sento ancora di voler chiedere una precisazione sul rapporto tra Scloby e l’Agenzia delle Entrate. Francesco scioglie i miei dubbi spiegandomi quanto sia complicata la burocrazia che la riguarda: “Il sistema Scloby è omologato dall’agenzia delle Entrate. Abbiamo interpellato la commissione ministeriale che si occupa delle omologhe, anche perché uno dei membri era un mio professore di Torino. L’idea iniziale non poteva funzionare per la burocrazia, i cavilli, le limitazioni esistenti. Così ci siamo appoggiati ai nostri partner teconologici-hardware, con cui attualmente siamo compatibili. Le stampanti di Scloby, infatti, le producono terzi a noi associati. Le omologhe, purtroppo, richiedono anni e anni di attesa e controlli: dire che l’Agenzia delle Entrate sia restrittiva è un eufemismo. Epson, uno dei partner, ha dovuto aspettare moltissimo tempo per avere l’autorizzazione a fare una copia digitale dello scontrino”.

Eppure le difficoltà burocratiche possono trasformarsi in opportunità e Francesco lo sa: “Questo è un mondo in evoluzione che deve combattere con tante leggi che non vanno incontro ai commercianti. Scloby li vuole guidare anche in questo, a seguire tutti i dettami e i regolamenti statali. L’assistenza tecnica hardware che offriamo, per scelta, avviene entro le 24 ore, quella software, in teleconferenza, è ancora più veloce”.

Il futuro di Scloby marcia spedito a ritmi serrati tra una nuova versione e la composizione di un app store di riferimento. Il futuro di Francesco è, invece, più nebuloso nonostante alcune certezze inossidabili: “Sinceramente non so cosa aspettarmi ma, per ora, continuo ad alzarmi alle sette, ad andare a dormire alle due e a bere tanto caffè”.