Tiny Bull: creare videogiochi per non diventare "tristi" sviluppatori.

Da Torino a San Francisco, dal Treatabit al festival indipendente del videogioco: Matteo e Rocco ci raccontano la loro storia.

Matteo e Rocco s’incontrano quattro anni fa al Politecnico di Torino quando, durante la preparazione di un esame, scoprono di avere un desiderio che li accomuna: vogliono entrambi costruire una carriera professionale sulla loro inestinguibile passione, i videogiochi. Hanno le idee chiare e pochissimo tempo da perdere. Soprattutto non vogliono finire come molti loro coetanei informatici: fare gli sviluppatori per tutta la vita. Un destino che Matteo definisce con un’unica parola: “triste”.

E’ così che, due giorni dopo essersi laureati, avviano quel percorso che porterà alla nascita di Tiny Bull: una startup che si occupa di gaming, accolta dentro Treatabit, all’interno di I3P, incubatore del Politecnico di Torino.

Il primo desiderio dei due giovani si scontra però con una realtà tutt’altro che utopica: per età ed esperienza, almeno per il momento, non possono ancora programmare giochi per l’X-Box. Siamo nel 2011. E’ necessario tenere il colpo in canna per non rischiare di sbagliare obiettivo: le munizioni sono ancora poche e il bersaglio troppo lontano. Matteo e Rocco comprendono che il cammino intrapreso deve unire salti più brevi, misurati ed efficaci. Per questo decidono di iniziare con qualcosa di più immediato e ugualmente soddisfacente: lavorare sulle app per smartphone e tablet.

Nel frattempo si unisce alla squadra Arianna, una vecchia amica di Rocco, esperta di grafica e 3D: abbandona Milano e un’occupazione più sicura ma anche noiosa e priva di stimoli. Arianna ha seguito, momento per momento, la storia di Tiny Bull. Si è affezionata al progetto e conosce la forza di volontà che anima i suoi due fondatori. Per questo decide, senza particolari dubbi, che vuole contribuire a scriverne i capitoli successivi.

Il primo passo è presto fatto. Un salto, stavolta preciso e ben calibrato, che permette ai tre giovani di sfornare la loro prima fatica: Space Connect. La tappa raggiunta è il simbolo di un impegno che li cattura e li assorbe completamente: “Eravamo in un ufficio dove a mezzanotte suonava l’allarme se qualcuno fosse rimasto all’interno dopo l’orario di chiusura. Per otto mesi è suonato quasi ogni notte” racconta Rocco.

Con il primo videogioco, che raggiunge un discreto successo (mille download nelle prime ventiquattr’ore e ancora oggi circa un migliaio di download a settimana), riescono a farsi conoscere nell’ambiente. Iniziano a fioccare mail di collaborazione e ricevono continue richieste di lavoro: Tiny Bull comincia così a sviluppare servizi di supporto per terzi. Sono entrate economiche fondamentali per la sopravvivenza e lo sviluppo della società. Nei tre anni di attività il progetto cresce costantemente: il team di lavoro si allarga passando da tre a dieci persone. Si tratta di collaboratori, rigorosamente appassionati di videogiochi come i fondatori, avvicinatasi a Tiny Bull senza colloqui e ricerche: la vera matrice che genera l’incontro è la passione per un hobby che si è trasformato in lavoro.

“Siamo informatici non ne sappiamo niente di burocrazia!”.
E’ per questo che Rocco crede sia necessario, per un giovane startupper, cercare un punto di appoggio per far crescere la propria idea. La consulenza di esperti diventa così imprescindibile per chi vuole inserirsi in un mondo che ha delle regole così complesse.
Le fondamenta di Tiny Bull sono state edificate grazie al Treatabit che, seguendo progetti di giovani imprenditori del web, ha garantito loro un ufficio, un luogo di lavoro ricco di stimoli e idee, un confronto quotidiano con altri creatori d’impresa e startup, un affiancamento completo nella cura degli aspetti economici e burocratici del progetto. Lo spazio assegnato dentro l’incubatore, all’interno di una vasta e condivisa zona coworking, riflette in pieno l’anima della startup: computer, gadget, fogli, chiavette e dischi esterni, uno scaffale pieno di giochi di società pronti ad essere utilizzati durante le pause.
Un’atmosfera che garantisce quella serenità di cui ogni individuo ha bisogno per poter rendere al meglio. L’ufficio diventa allora un motivo per amare sempre più il proprio mestiere. Arianna, venendo da un ambiente chiuso e poco solidale, non ha dubbi: “Sembra quasi di non essere a lavoro, stringi amicizia con persone che come te stanno facendo qualcosa per crescere e vieni continuamente bombardato da nuove idee”.

Matteo, Rocco e Arianna hanno ancora molta strada e tanti salti da fare, ma già cominciano a raccogliere i primi successi: sono stati premiati, infatti, come startup dell’anno di Treatabit, un riconoscimento che sottolinea il loro talento e la loro professionalità.
Ora si apprestano ad andare a San Francisco in occasione del Festival Indipendente dei Videogame. Un’occasione unica per mostrare a investitori e curiosi il loro lavoro. Per questo hanno dedicato gli ultimi mesi a elaborare un’idea che possa colpire gli esperti e i frequentatori di una delle rassegne più importanti al mondo.
In quell’occasione, che si terrà proprio a marzo, presenteranno il loro nuovo gioco 3D: due mostri opposti, un grande corruttore e un piccolo ricostruttore, che devono risolvere enigmi e portare a termine degli obiettivi. Ve lo mostriamo in anteprima:

Abbiamo chiesto loro di documentare il viaggio che faranno in California. Vogliamo sapere ogni piccolo particolare di questo nuovo salto, più grande e affascinante. Torneremo, dunque, per farci raccontare un’esperienza che non capita certamente tutti i giorni e che, siamo sicuri, rappresenterà una nuova decisiva svolta per l’intera squadra di Tiny Bull.

Alessandro Frau (@ilmercurio85)
Marialuisa Greco (@GrecoMal)

@oralavora