Altro che guardoni! A Torino nascono i droni che plasmeranno le città del futuro

Telecom, Enac e Politecnico di Torino lavorano insieme sugli Aeromobili a Pilotaggio Remoti: «Così renderemo le Smart cities più sicure, efficienti e pulite»

Configurare una flotta di droni per rendere le città del futuro più sicure, efficienti e pulite. Questo è l’obiettivo di Telecom e Politecnico di Torino che, attraverso l’unione di forze e conoscenze, stanno portando avanti un progetto riguardante gli Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR). Si tratta di una sperimentazione che mira al superamento del rapporto singolo drone-pilota e alla creazione di servizi Fly4Smart City per le città che vorranno salvaguardare la salute e l’incolumità dei propri abitanti. Tramite la piattaforma Cloud Robotics, i droni potranno essere gestiti da una centrale di controllo agganciata alla rete mobile 4G di Telecom e svolgere così le missioni affidate loro dalle pubbliche amministrazioni.

drone

Come sottolinea la stessa Telecom sul suo sito: «Questo progetto, realizzato dal Joint Open Lab Crab (Connected robotics applications lab), trova valida applicazione in tutti i contesti urbani dove i droni potranno diventare parte integrante degli oggetti connessi alla rete, rappresentando in questo modo uno tra i più significativi trend tecnologici emergenti, in grado di supportare lo svolgimento di particolari attività anche in condizioni di emergenza o di pericolo».
Per approfondire il tema abbiamo interpellato uno dei curatori del progetto,  Marcello Chiaberge, professore aggregato del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni dell’Università torinese.

Com’è nata la collaborazione tra Politecnico e Telecom?

Telecom ha stretto quello che si chiama “accordo quadro” con il Politecnico di Torino e ha posizionato al suo interno dei laboratori che si chiamano JOL (Joint Open Lab) dove sviluppa applicazioni di ricerca. In questi laboratori è impiegato sia personale Telecom sia personale universitario quindi docenti, ricercatori, dottorandi e tesisti. Due di questi laboratori sono orientati a studiare quella che si chiama robotica di servizio: Telecom, infatti, non è interessata a costruire direttamente robot e droni ma ha un occhio di riguardo per tutto quello che riguarda le tecnologie che permettono di veicolare informazioni e i servizi che possono essere sviluppati, ad esempio in cloud, per migliorare il mondo della comunicazione.

Che tipo di vantaggi porteranno i droni alle città come Torino?

I droni sono solo un esempio dei robot su cui lavoriamo. Ad esempio ci dedichiamo anche ai robot terrestri che svolgono funzioni come sorveglianza, monitoraggio e pre-allarme in luoghi come i data center. L’obiettivo che ci siamo posti, per quanto riguarda i droni, è far vedere che oggetti di questo tipo possono essere controllati in rete e non tramite l’abituale rapporto uno a uno con il pilota. Abbiamo collegato il drone alla rete 4G di Telecom e abbiamo mostrato come tutta la missione possa essere automatizzata in sicurezza tramite alcune procedure in cloud.

Che tipo di servizi si potranno assicurare?

Si cercherà di partire dalla pubblica amministrazione per sviluppare servizi utili per la comunità. Esaminiamo un paio di casi: I vigili del fuoco che ricevono una chiamata, ad esempio, potrebbero inviare un drone, di un’ipotetica rete dislocata sul territorio, nella zona di chiamata ricevendo informazioni, foto termiche, filmati di quello che sta accadendo. Oppure immaginatevi una persona che, facendo una gita da sola in montagna, sfortunatamente si fa male. Con lo smartphone può chiamare i soccorsi ma anche un drone che arriva più velocemente e inizia a fare sorveglianza, imposta un canale audio diretto con il ferito e mostra la situazione a chi dovrà prestare i soccorsi. Supporti simili possono essere realizzati per alri problemi: quelli relativi al traffico cittadino, ad incidenti di varia natura, alla necessità di monitorare la qualità dell’aria e salvaguardare l’ambiente. Si tratta, ovviamente, di servizi ancora in fase di ricerca, ma quello che dimostriamo è che grazie alla collaborazione di un’azienda, di un ente di ricerca ed di enti normativi come l’Enac, possiamo già sviluppare tecnologie per migliorare la vita delle città che verranno.

Marcello Chiaberge, fonte: www.aostasera.it

Marcello Chiaberge, fonte: www.aostasera.it

Su quanti droni state lavorando?

Non stiamo parlando di un giocattolo ma di un oggetto che ha una sua autonomia, in questo momento assai limitata anche se stiamo lavorando anche su questo, e che potenzialmente è pericoloso se si trovasse in mani sbagliate o incapaci. Si tratta di una tecnologia in forte espansione ed è per questo che l’Enac ha emanato un regolamento molto stringente sia per la parte che riguarda la sperimentazione sia per quella che riguarda i servizi. Attualmente stiamo facendo sperimentazione su una flotta composta da quattro-cinque droni. Faremo questo tipo di lavoro, tra laboratorio e prove in esterna, per il prossimo anno e mezzo ma già da settembre incontreremo i rappresentanti della Pubblica Amministrazione per cercare d’intravedere gli scenari possibili.

Ma le città sono attrezzate  per essere invase dai droni?

Diciamo che le città, in generale, si stanno attrezzando. Dare piena disponibilità alla consultazione dei dati GIS (Geographic Information System) è un passo in avanti nell’ottica di integrare i dati disponibili con tutto ciò che potrebbe essere sviluppato per migliorare i servizi del nucleo abitativo. Altra cosa riguarda chiaramente il feeling che si deve creare tra il singolo cittadino e l’oggetto volante. Per questo non vogliamo trascurare la formazione e l’educazione sui droni. Cerchiamo di far capire che non sono dei guardoni ma possono essere veicoli di soccorso, informazione e salvaguardia. Come tutte le cose ci vorrà solo un po’ di tempo per far abituare le persone alla novità ma sono sicuro che alla fine ce la faremo.

Si tratta di un progetto Open Source?

Avendo stipulato un contratto di collaborazione con Telecom in questo momento il progetto è chiuso. Dopo l’estate inizieremo a capire, con le pubbliche amministrazioni interessate, come impostare un passaggio di conoscenze e come dare in mano agli enti una tecnologia pronta per essere sfruttata al meglio. I primi a manifestare interesse per il progetto sono stati i vigili del fuoco e con loro inizieremo a pensare al modo in cui aprire queste sperimentazioni e al modo in cui fornire e configurare questi servizi.

Alessandro Frau (@Ilmercurio85)

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