Bertolino, angel piemontese dell'anno: «I miei soldi? A chi ha idee, personalità e exit strategy»

Intervista a Riccardo Bertolino, insignito deI premio “Business Angel of the Year Piemonte” per il suo investimento su Indabox.

«Ritengo che il valore aggiunto dell’angel non sia solo il capitale finanziario investito, ma anche la condivisione delle linee strategiche da seguire, il piano di sviluppo e le correzioni da apportare in corso d’opera, sfruttando le sinergie nella rete dei contatti e le reciproche competenze, in una crescita insieme, passo dopo passo». Riccardo Bertolino è il nuovo Business Angel of the Year Piemonte. L’amministratore delegato di Astelav, azienda che opera nella distribuzione della componentistica per elettrodomestici a livello internazionale, ha ricevuto il premio per l’investimento e il sostegno dato a Indabox, la startup che permette di ritirare i propri acquisiti online presso una rete di bar diffusa a livello nazionale (ne abbiamo parlato qui). Il premio è stato consegnato durante l’evento annuale organizzato dal Club degli Investitori, l’associazione di circa 80 business angel piemontesi che, anno dopo anno, rappresenta un punto di riferimento per l’imprenditoria, vecchia e nuova, del territorio.

Giovanni Riviera (a sinistra) e Riccardo Bertolino

Giovanni Riviera (a sinistra) e Riccardo Bertolino

Si aspettava questo premio?

No, è stata una vera sorpresa. Il merito va anche a Giovanni Riviera con cui ho iniziato a a collaborare da agosto del 2013. Sono contento di questo premio non solo per la mia persona ma perché darà ulteriore visibilità a indabox e al suo sviluppo, più che meritato.

Come ha conosciuto il Club degli Investitori?

Mi sono aggiunto al Club poco dopo la sua nascita grazie all’amicizia con un socio fondatore. Ho accettato con grande interesse perché mi affascinava l’idea di partecipare ad un’iniziativa che mi poteva permettere di osservare da vicino il ricco panorama delle startup del territorio piemontese.

Qual è il clima che si respira all’interno dell’associazione?

Il club è in crescita con un trend che porterà presto a a raggiungere il traguardo che si è prefissato: i 100 soci affiliati. All’interno ci sono imprenditori come me ma anche liberi professionisti, avvocati, commercialisti, manager. Un gruppo di persone con competenze diverse e variegate che si amalgama bene. La volontà di supportare alcune startup non ha una valenza solo finanziaria ma anche operativa che si realizza grazie proprio alle competenze degli associati. Cerchiamo di aiutare concretamente le giovani aziende innovative che meritano di crescere e ricevere un supporto non solo finanziario e per farlo ci affidiamo alll’esperienza imprenditoriale che ciascuno di noi possiede.

Perché ha deciso di credere in Indabox?

Innanzitutto perché è un’idea semplice ma capace di risolvere un’esigenza concreta del comune cittadino italiano che spesso riscontra problemi nel campo della logistica. La crisi ha avuto un ruolo fondamentale nel diminuire il numero delle portinerie e le aziende danno sempre meno il permesso ai propri dipendenti di ricevere pacchi o consegne in ufficio, a seguito degli acquisti online. In più è un’idea che segue quel processo di crescita enorme che in Europa, e anche in Italia, sta registrando l’e-commerce. Questi fattori messi insieme ci hanno convinto della bontà dell’idea e della possibilità di dare un supporto concreto per sostenerla.

Quanto ha investito?

Personalmente ho messo 50.000 euro in due tranche distinte. La cifra totale dell’investimento, contando tutti i soci che si sono fatti avanti, è di 450.000 euro.

ubKrmWBDLDT2Swlaqzoi9VCyVZD77NdpIg47I1sk8pgDurante gli incontri organizzati dal Club degli Investitori vengono invitati degli startupper a illustrare la loro idea. Cos’è che la colpisce e la convince di più durante questi brevi pitch?

Ciascuno di noi viene colpito certamente da elementi diversi. Si tratta di una cosa positiva e da non trascurare perché permette di alimentare il confronto e la riflessione su ciò che abbiamo appena ascoltato. Personalmente sto molto attento al fatto che l’idea proposta sia realmente innovativa: dev’essere qualcosa di nuovo che nel mercato non c’è ancora. Poi è fondamentale cercare di intuire il carattere dello startupper, capire se possiede, ad esempio, una decisa personalità, un buon carisma, uno spirito collaborativo. Il business angel non investe solo sull’idea ma anche sulla persona.

Che tipo di rapporto ha con il rischio?

Il rischio è sempre molto alto visto che i parametri sui quali valutare un progetto non sono grafici d’investimenti o azionari o tradizionali. Gli elementi su cui noi ci confrontiamo, e che poi sono determinanti per decidere se investire o meno su una startup, riguardano ad esempio i possibili scenari di exit strategy. Questo influenza moltissimo il ritorno del capitale investito e le nostre azioni.

Questo, immagino, è quello che avete valutato anche con Indabox. Come tutelerete il vostro investimento?

L’elemento dell’exit strategy è stato fondamentale per convincerci a dare supporto a Indabox perché il progetto può essere molto sia per interessante per un operatore logistico che abbia una rete di trasporti consolidata, che avrebbe interesse ad ampliare il servizio con la consegna, e sia per un medio-grande e-seller che potrebbe acquisire Indabox per migliorare il servizio verso i propri utenti. La startup possiede un modello innovativo in Italia ma già sviluppato in Inghilterra e in Francia dove alla fine l’exit è avvenuta realmente. E questo ci fa, ovviamente, ben sperare.

Astelav ha una discreta tradizione e una certa solidità sia in Italia che in ambito internazionale. Il fenomeno delle startup è molto più recente anche se in esponenziale crescita. Come si legano questi due mondi?

Astelav è un’azienda familiare che ha compiuto da poco cinquant’anni essendo stata fondata da mio padre nel 1963. Nel suo ambiente, un po’ di nicchia visto che riguarda il mondo della componistica e dei ricambi per elettrodomestici, si è affermata come punto di riferimento internazionale. Eppure, nonostante questa cornice storica, il mio rapporto con le startup è incentrato sul dovere che ogni imprenditore dovrebbe osservare quotidianamente: porre una certa attenzione a ciò che succede intorno, studiare il mercato e i collaboratori con cui si sceglie di lavorare, saper innovare e stare al passo con i tempi che cambiano così rapidamente. Questo spirito si sposa con il dialogare e con il supportare le startup più meritevoli e affini con il proprio progetto. Tutto ciò è inevitabile anche nel caso di aziende che hanno già ottenuto un certo successo: non basta più essere “un’azienda storica” per poter sopravvivere.

zAFN7gG0BeUZ0a4M5Jg9TzSbXWWX4PY_iy6A9ElR8xs,uE6NIKiw3uX0KHw5YPFNo-94U55Dp99OcXhViDR8_tcLa giuria del premio Business angel of Year Piemonte, presieduta da Licia Mattioli, presidente Unione Industriale di Torino, era composta da Paolo Anselmo (presidente IBAN), Piero Bergamini (Business Angel e manager, socio del Club degli Investitori), Bernardo Bertoldi (Vicepresidente del Club degli Investitori e docente presso l’Università degli Studi di Torino), Luca Fornovo (giornalista de La Stampa) e Vladimiro Rambaldi (Amministratore delegato di Cordusio Fiduciaria Spa – Gruppo Unicredit), che ha scelto il vincitore tra i finalisti selezionati in collaborazione con Euroventures.

Il riconoscimento è Inserito nell’ambito del premio organizzato da IBAN (Associazione Italiana dei Business Angel) e nasce per dare visibilità alla migliore azione di angel investing  del territorio piemontese, evidenziando in questo modo che gli investimenti su una startup non sono più solo appannaggio dei grandi fondi di venture capital, ma attirano sempre più singoli finanziatori che credono in nuovi progetti, giocando così un ruolo fondamentale a sostegno dello sviluppo del tessuto socio-economico regionale.

Alessandro Frau (@ilmercurio85)