Fluentify torna in Italia! «Londra fantastica per una startup, ma vogliamo crescere e assumere qui»

Giacomo Mosio, uno dei fondatori della startup: «Questa scelta deve darci un ritorno in termini di qualità, professionalità e talento»

«Non fermiamoci alla burocrazia. Ci sono cose che l’Italia offre e che difficilmente si possono trovare altrove». Giacomo Mosio non ha dubbi: il ritorno in Italia è la mossa migliore per Fluentify, la startup dedicata all’insegnamento delle lingue, creata con 15 sterline a Londra insieme ad Andrea Passadori, Claudio Bosco e Matteo Avalle. Un ritorno incentrato sulla crescita e sull’investimento, con il desiderio di dare lavoro a diciotto-venti eccellenze italiane nel corso del prossimo anno: «Un processo di assunzione che è già iniziato».

Fluentify al Next di Napoli.

Fluentify al Next di Napoli.

Da quando Che futuro, circa 14 mesi fa, si occupò di Fluentify, la crescita è stata impressionante: circa il 30% al mese per un totale di oltre 5000 sessioni vendute. La squadra si è ampliata e i tutor che forniscono le lezioni sono stati selezionati attraverso una lunga e attenta operazione di cernita: «Abbiamo 80 tutor, 20 sempre online, scelti tra oltre 700 candidati che hanno compilato la nostra application».

La crescita di Fluentify a Londra è sottolineata dai numeri. Perché avete deciso di tornare a Torino proprio in un momento così felice?

Noi, in realtà, dall’Italia non ce ne siamo mai andati. Io e gli altri 3 fondatori di Fluentify siamo tutti e quattro di Torino. Due di noi hanno anche portato avanti un percorso di perfezionamento e studio in suolo piemontese: Matteo ha fatto un dottorato di ricerca al Politecnico e Claudio ha studiato allo IED. Solo io e Andrea abbiamo terminato i nostri studi tra Londra e Parigi.

Però Fluentify è nata lungo il Tamigi

Quando ero a Londra ho lavorato per un fondo Venture Capital e per un acceleratore di startup dove ho avuto la possibilità di stringere rapporti diretti con alcune figure importanti del settore. Londra è, più che mai, una delle città che concede più opportunità a chi vuol fare impresa. Quando ci siamo trovati tra le mani un progetto interessante e la necessità di costituire una società, sapendo che avremmo avuto bisogno di un investimento, abbiamo deciso di farlo in Inghilterra. Non dimentichiamoci che all’inizio, come la maggior parte delle startup, non avevamo moltissimi soldi. A Londra puoi farlo online, in meno di un’ora, con 15 sterline.

Molti vi sconsiglierebbero di tornare in Italia, alcuni vi etichetterebbero addirittura come dei folli…

Questo sì, è vero. Ma, a dirti la verità, tolte le noie burocratiche ci sono cose che l’Italia offre e che difficilmente si possono trovare altrove. Ti faccio qualche esempio: i migliori sviluppatori che abbiamo trovato, cercandoli un po’ dappertutto, sono italiani. La nostra preparazione, la nostra mentalità, la nostra voglia di farcela è spesso vincente, soprattutto in realtà come il Politecnico di Torino. In generale, anche nella parte relativa alla comunicazione con i clienti, a cui noi teniamo tantissimo, gli italiani si rivelano essere dei talenti assoluti.

Non vi spaventano le difficoltà denunciate dagli startupper del Belpaese?  

Sinceramente no. Certo, a partire dalla costituzione di una società, ci sono cose più difficili rispetto a Londra, soprattutto per quanto riguarda costi e procedure. Però, anche in Italia, se una cosa vuoi davvero realizzarla alla fine ci riesci, indipendentemente da quanto può essere complicato. Siamo ancora una realtà piccola e non sarà certamente la burocrazia a metterci i bastoni fra le ruote. Ti dirò di più, c’è un messaggio forte che ci sentiamo di lanciare: Italia ci piaci talmente tanto che vorremmo assumere giovani che vivono qui!

Siete piccoli ma volete dare lavoro a circa venti talenti nel giro di un anno. Raccontaci cos’è successo negli ultimi dodici mesi.

Dall’intervista a Che Futuro, la prima in assoluto, sono cambiate tante cose. Innanzitutto abbiamo ricevuto un finanziamento, da parte di Stefano Marsaglia di Mediobanca, circa 250.000 sterline, che ci ha permesso di crescere e coinvolgere nuovi collaboratori. In questo modo siamo riusciti a sviluppare al meglio un prodotto stabile, che piace molto e che funziona. Abbiamo raddrizzato il tiro sulla comunicazione e abbiamo messo in pratica ciò che gli utenti ci richiedevano attraverso feedback utilissimi. In più siamo partiti da un prodotto che era solo sul pc e oggi ci stiamo spostando sul mobile. L’app sarà online tra pochissimo, stiamo testando gli ultimi particolari prima del lancio che avverrà a giorni.

Che figure cercate?

Cerchiamo figure per il back-end e per il front-end. Alcuni grafici, esperti di comunicazione e sviluppatori focalizzati sulla parte app, esperti Android e iOS. Richiediamo un’ottima conoscenza di PHP, Javascript, JQuery.  La cosa più importante è poter dimostrare esperienza con un Portfolio dove si possano consultare progetti già sviluppati.Infine cerchiamo persone che possano aiutarci a migliorare il servizio dato ai nostri utenti, occuparsi cioè di customer service con professionalità. Noi non stiamo cercando addetti al call center ma veri esperti che possano garantire un’assistenza precisa, puntuale, competente e che sia in grado di risolvere i problemi di chi usufruisce di Fluentify. Nessuno di loro, infatti, deve pronunciare la frase: «Chiedo al mio capo».

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Cosa offre Fluentify oggi?

Quando siamo partiti pensavamo che Fluentify potesse essere una piattaforma dove noi mettevamo in contatto un madrelingua e un utente basandosi sui loro interessi. Una sorta di ponte che potesse mettere in comunicazione due persone. Ci siamo resi conto che stavamo perdendo qualcosa, potevamo essere qualcosa in più. Oggi siamo una startup che cerca di ottimizzare al massimo il tempo delle persone, fornendo un servizio utile senza far spendere cifre altisonanti. Ci siamo concentrati principalmente su un obiettivo specifico. Abbiamo così costruito una macchina perfetta intorno all’inglese andando a sviluppare un prodotto che potesse risultare completo come proposition. Una volta fatto questo saremo in grado di traslarlo per moltissime altre lingue. Abbiamo tutor bilingui che parlano, oltre all’inglese, altre lingue e che ci permettono di far conversazione anche in idiomi diversi. Ma il centro del nostro servizio è l’inglese e lo sarà ancora per qualche mese fino a quando non metteremo a punto una metodologia che renderà tutto più intuitivo ed efficace.

Fluentify coltiva il Money Back. Chi non fosse soddisfatto del servizio può chiedervi un risarcimento del 110% rispetto a quello che ha versato. Siete dunque sicurissimi della qualità del servizio che garantite.

Questa è una cosa a cui teniamo tanto. Con un piccolo impegno crediamo di far passare un messaggio importante. Ci possiamo permettere di fare quella promessa perché la selezione dei tutor è talmente ben fatta che non abbiamo paura di ricevere lamentele. Tanto più che nessuno, ad oggi, ha mai chiesto il rimborso. I tutor online, oggi una ventina, non deludono. Per trovarli abbiamo ricevuto più di 700 applications. il nostro servizio di assistenza, inoltre, avviene a 360°: esiste una chat sul sito in cui gli utenti possono trovarci quasi in ogni momento. Un sistema che ci permette di rispondere immediatamente alle richieste degli utenti e risolvere disagi come l’impossibilità di fare una lezione, procedendo ad una veloce sostituzione. La sensazione di aver perso tempo è qualcosa che con Fluentify nessuno deve provare.

Sarà più facile, difficile o resterà tutto uguale adesso che vi spostate in Italia?

Non sarà più facile perché è un’altra realtà da gestire. Ci aspettiamo tantissimo entusiasmo da parte delle persone che andremo a coinvolgere, ma soprattutto competenza. La scelta di investire in Italia deve darci un ritorno in termini di qualità professionalità e talento. Sono le persone che rendono vincente un progetto come il nostro e Torino ci sembra il posto migliore per trovarle. Nel nostro piccolo siamo certamente orgogliosi di poter contribuire a migliorare l’immagine e la storia dell’Italia. Non cambieremo le sue sorti ma ci piace far parte di un processo in evoluzione che mira a cancellare una demoralizzazione ancora troppo diffusa.