Cantamessa: «Solo quando Torino diventerà un grande incubatore potremo dire che la missione sarà compiuta»

Intervista al Presidente di I3P, 15esimo incubatore al mondo ed eccellenza italiana secondo l’University Business Incubator Index 2014

academy-cantamessaPrimo incubatore universitario in Italia, quinto in Europa, quindicesimo nel mondo.
È la classifica dell’University Business Incubator Index 2014 a certificare, una volta di più, il successo di I3P, l’incubatore del Politecnico di Torino che da 13 anni sostiene l’ecosistema delle startup nate sotto la Mole. I3P è l’unica realtà italiana inserita, dall’ente di ricerca svedese, nella Global Top 25, l’élite d’eccellenza che guida il ranking dei principali 300 incubatori del mondo, provenienti da ben 66 Paesi diversi.

Un risultato che supera quello ottenuto solo 12 mesi fa, quando I3P venne sì collocato in undicesima posizione, ma in una classifica che prevedeva la metà degli incubatori analizzati (150) e un terzo delle nazioni presenti (22). Un consolidamento importante che resiste all’allargamento statistico e all’entrata di nuove realtà dominanti, come quelle asiatiche.

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Abbiamo intervistato Marco Cantamessa, Presidente di I3P, all’indomani di quest’ennesimo riconoscimento di merito:

Quanto è grande l’orgoglio nel ritrovare I3P, anche nel 2014, nella lista dei più importanti incubatori universitari del mondo?

L’orgoglio è tanto e il motivo è semplice. Portare avanti un incubatore universitario non è una cosa banale e non è una cosa banale neanche riuscire a capire se si è bravi nel farlo. Questo vale sia da un punto di vista interno, sia nei confronti di tutti gli stakeholder del territorio e sia nei confronti degli azionisti. In questo mestiere è molto facile, in maniera del tutto arbitraria, arrivare a stabilire giudizi positivi e negativi. Il fatto di avere un ente a livello internazionale che ti possa dare un riconoscimento di questo tipo è evidentemente un qualcosa che, oltre a rappresentare motivo di soddisfazione, ti permette soprattutto di dire che quello che è stato fatto appartiene a un livello qualitativo mondiale.

Quali sono i fattori che hanno determinato questo successo?

Sono essenzialmente tre. Quello principale sta nel fatto che I3P è stato in grado di costruire un team molto valido, competente e che riesce a raggiungere risultati di assoluta qualità senza spendere troppe risorse. Il secondo motivo è quello di aver indovinato un modello operativo, un modello di business che mette insieme, in maniera ottimale, la nostra natura di società con prevalente partecipazione pubblica, con un modo di operare fortemente orientato ai risultati e al mercato. Operiamo prevalentemente sul fondo sociale europeo ma veniamo pagati in base ai traguardi ottenuti. Questo vuol dire che se non ci fossimo dati una mossa i soldi non sarebbero arrivati, cosa che vale anche per il futuro. Il terzo motivo è che ci troviamo all’interno di un territorio che ha delle grandi potenzialità, sia all’interno del campus del Politecnico che nel resto della città. Noi ci adoperiamo per mettere in contatto le startup con tutti gli attori del territorio, da un lato favorendo la nostra crescita, dall’altro contribuendo a far fermentare l’intero ecosistema locale torinese. Vogliamo far sì che tante nuove realtà possano nascere e crescere a Torino a prescindere della nostra presenza. Quando noi riusciremo a vedere la città come un grande incubatore potremmo dire che la missione è stata compiuta.

Un anno di successi anche in Italia per I3P. Basta citare Niso Biomed, Ennova, Biotechware che hanno primeggiato a livello nazionale ottenendo tanti plausi e riconoscimenti.

Quello che viene fuori secondo me e che lavorando bene, in modo serio, si riescono a ottenere questi risultati. Pur con tutte le difficoltà che le startup possono trovare in Italia, nonostante ci troviamo in una fase in cui le cose stanno cambiando progressivamente.

Quali sono questi cambiamenti? 

Sicuramente negli ultimi tre governi c’è stata una continua e coerente attenzione sul tema e la legislazione sulle startup è servita tantissimo. È un elemento sintomatico di una volontà di cambiamento, al di là dei benefici in senso stretto che si sono poi ottenuti. Un altro fenomeno è riscontrabile, ovviamente, nel fatto che un periodo di crisi porta con sé una serie di trasformazioni e di opportunità e credo sia normale che siano le startup a coglierle. Il terzo elemento sta nel riuscire a intravedere un iniziale cambiamento che sta avvenendo ad un livello più generale. Questo è il vero nodo della questione, la sfida che noi abbiamo davanti nel prossimo futuro: per riuscire a favorire l’innovazione e le startup in Italia, a questo punto, non bisogna più far niente per l’innovazione delle startup. Sarebbe più produttivo far funzionare semplicemente il sistema Paese: far sì che le persone paghino puntuali i loro debiti, Stato compreso; far sì che i tribunali funzionino in tempo utile, che i Comuni asfaltino le strade e che i treni arrivino in orario. Arrivare a questo livello di civiltà significherebbe sbloccare altri meccanismi.

All’estero qual è la visione che si ha degli incubatori italiani?

Ci vengono sempre riconosciute competenze e capacità. Le racconto una battuta che mi è stata detta la settimana scorsa mentre rientravo dagli Stati Uniti: «Gli italiani sono eccezionali presi individualmente, nei piccoli gruppi o nelle piccole organizzazioni. I problemi nascono quando poi si devono mettere assieme per creare qualcosa di più grande e complesso. E’ la cosa più complessa che esiste è ovviamente lo Stato». Gli italiani in generale sono sempre apprezzati quando vanno ad operare all’estero. C’è sempre, purtroppo, ancora un certo scetticismo, qualche volta non riposto su dati oggettivi, sulla capacità del sistema Paese di riuscire a fare le cose serie a livello internazionale. Detto questo bisogna sottolineare che i cambiamenti stanno, pian pianino, iniziando ad essere colti anche all’estero e c’è uno sguardo più attento nei nostri confronti da parte dei nostri interlocutori stranieri.

Qual è adesso il desiderio che vorrebbe si realizzasse per I3P nel prossimo futuro?

I3p non è mai stato fermo. E’ una realtà in evoluzione da quando è nata e siamo ben consci di alcuni cambiamenti che dovranno essere fatti per renderlo ancor più competitivo. Il mio auspicio è quello di poter riuscire a dialogare nel modo più virtuoso possibile con i nostri stakeholder pubblici e, in particolare, con il mondo privato. Tutto per far sì che I3P, tra qualche anno, sia ancora pienamente rispondente alle nuove sfide che si affacciano all’orizzonte. Un processo che si sviluppa attraverso il dialogo con tutti coloro che ci hanno sostenuto e che continueranno a sostenerci anche in futuro.

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Sono gli stessi startupper a sottolineare quanto il ruolo di I3P sia fondamentale per lo sviluppo della loro realtà. L’incontro, il tempo condiviso, la mescolanza di saperi sono solo alcuni dei benefici di cui gli ospiti possono usufruire permanendo all’interno di questa struttura all’avanguardia:

«Ci ha permesso di capire come mettere in piedi un impresa, ci ha fatto incontrare con altre startup creando sinergie e ci ha fatto incontrare il nostro primo investitore». (Francesco Medda, creatore di Scloby, un registratore di cassa touch innovativo con prestazioni avanzate che faciliterà la vita a moltissimi negozianti).

«I3P è un luogo d’incontro straordinario dove imprese già piuttosto strutturate, lavorano fianco a fianco con aziende molto più giovani. Qui si possono trovare progetti molto seri o al contrario d’impronta goliardica, ma seguiti comunque con rigore analitico dagli esigenti business analyst di I3P. Negli uffici poi si tende a creare dei mini network associando startup di settori compatibili nello stesso spazio di co-working per favorire le sinergie». (Luca Tarasco, fondatore di Cloubs, che permette di ordinare drink direttamente dallo smartphone saltando le lunghe e interminabili code al bancone).

«Gnammo è stata una delle prime startup ad entrare nel Treatabit, il “braccio web” di I3P. Quindi abbiamo visto, come è cresciuta questa esperienza e come noi con lei. Stare assieme ad altre persone che condividono la tua stessa follia è entusiasmante, anche perché si condividono sia i momenti belli che gli insuccessi. Poi c’è tutto la parte di know how che l’I3P può mettere a disposizione, come tutti gli incontri organizzati con professionisti per aiutare il percorso professionalizzante della startup e per concludere l’accompagnamento verso i fondi di investimento. Cosa manca all’I3P? Qualche birra in più nel frigo!» (Gian Luca Ranno, CEO di Gnammo, la più grande community italiana di social eating, perfetta per chi ama incontrare nuovi amici a tavola).

«Biotechware è una delle startup che è nata soprattutto grazie al supporto dell’Incubatore, che ha supportato un team di ingegneri nel percorso di trasformazione in neo-imprenditori. La vera forza di I3P è la competenza e la grande motivazione che tutto il loro staff (dai business analyst ai tutor) dimostra giorno per giorno» (Alessandro Sappia, co-fondatore di Biotechware, azienda italiana che ha progettato e sviluppato l’innovativo CardioPad Pro: un dispositivo portatile per la registrazione professionale di elettrocardiogrammi a distanza).

A partire dal 1999, anno della sua fondazione, I3P ha dato sostegno ad oltre 160 startup, appartenenti ai settori più diversi: dal Medtech all’industrial, dal Cleantech alla Social Innovation e all’ICT. Da quattro anni è attivo un progetto, TreataBit, dedicato interamente a startup digitali che ha supportato 135 progetti d’impresa.