"Per fare un albero ci vuole il laser": il progetto che vuole portare i bambini dentro ai FabLab

Sara Ceraolo: «Ecco come insegnare ai più piccoli il concetto di open source attraverso un albero stampato interamente in 3D»

Civico13

Foto ricevuta dal Civico13

«I bambini sono un interlocutore in cui dobbiamo investire perché hanno una capacità creativa che dev’essere valorizzata in ogni modo, anche sottoponendo loro tematiche complesse come l’open source. Anche perché, paradossalmente, sono molto più ricettivi su questo tema degli adulti».

Queste parole sono di Sara Ceraolo, giovane designer torinese che abbiamo incontrato dopo un’intensa ora di lavoro laboratoriale con i bambini, durante la scorsa Torino Mini Maker Faire.

Il progetto “Per fare un albero ci vuole il laser”, nato da un’idea di Marco Borgna e realizzato grazie alla collaborazione tra Civico13, studio di design multidisciplinare torinese, e il FabLab del capoluogo piemontese, è un tentativo riuscito d’introdurre i più piccoli all’interno del mondo della fabbricazione digitale. Un mondo che, ai loro occhi, non può che assumere un’aura magica, un’attrattiva capace di infondere una fascinazione unica sia attraverso la narrazione teorica che il gesto manuale.

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Sara riepiloga tutte le fasi del progetto ai bambini che hanno realizzato l’albero

Intorno a un tavolo pieno di pennarelli, fogli bianchi (anche se per poco), bulloni, viti, rami ovaleggianti e tanta ordinata confusione, una schiera di bambini segue passo passo le indicazioni ricevute da Sara. Si formano gruppetti di lavoro, si incrociano mani e si odono, altisonanti ma per niente fastidiose, le celesti voci dei giovani partecipanti al workshop.

L’obiettivo finale? Comporre, tutti insieme, un albero particolare, le cui diverse parti sono state stampate in 3D al FabLab di Torino: «L’idea dell’albero è nata anche per rendere omaggio a quelle che sono state le esperienze di Munari che come designer, visto l’argomento, era impossibile non citare. L’albero, per sua natura, si presta ad essere un esempio di progetto open source e, inoltre, è un tema nel quale è facile che i bambini s’immedesimino. La prima richiesta che facciamo, disegnare un albero, sembra infatti un inizio tradizionale e familiare per i bambini, un qualcosa che si può fare naturalmente a scuola in un giorno qualunque. In realtà questo è l’innesco per far partire una serie di azioni più ampie e inaspettate, un crescendo che li coinvolge direttamente, passo dopo passo, fino all’assemblaggio e alla realizzazione finale».

Dossier Bambini_startupitalia_defDopo aver disegnato tanti alberi diversi, ciascuno il proprio secondo una personale esperienza e fantasia, i bambini progettano collettivamente un unico esemplare attraverso un metodo semplice, insegnato da Sara e condiviso da tutti. Un metodo che s’ispira proprio alle concezioni di Bruno Munari e al suo “Disegnare un albero”. Marco Borgna ha ideato un software che concede ai giovani artisti di disegnare un albero dalle fattezze preferite e che permette ad una macchina a taglio laser di riprodurlo con facilità, ramo per ramo: «Il progetto assume quindi lo scopo didattico di sperimentare con i bambini un vero e proprio progetto tradizionale, condividendo il valore e le potenzialità di un processo contemporaneo, collettivo, cooperativo, aperto, “open” appunto, per cui teoricamente infinito».

Una realtà, nata a settembre dello scorso anno coinvolgendo una classe della scuola elementare torinese “Coppino”, che ha avuto un discreto successo e che, come ricorda Sara, vorrebbe continuare il suo cammino didattico, nonostante qualche piccolo ritardo di natura amministrativa:  «La difficoltà più grande è quella di trovare le migliori modalità d’azione per tutte le parti che contribuiscono alla sua realizzazione. I progetti che coinvolgono le scuole seguono, purtroppo, un iter burocratico complesso e farraginoso, meno spontaneo di eventi come la Torino Mini Maker Faire. Tutto ciò, però, visti anche i numeri e le tante richieste ricevute che hanno portato qualche  bambino a non poter partecipare, ci carica di energia e ci convince di essere sulla buona strada nella realizzazione di qualcosa che possieda davvero un valore importante».

Alessandro Frau (@ilmercurio85)

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