Una carrozzina hi-tech con meno 200 euro: il progetto di un maker per aiutare i disabili

Una terapista occupazionale incontra un maker. Ne esce un’intervista su come l’open source può aiutare i disabili a vivere meglio con poco

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Progettare una carrozzina è come fare un vestito; devi avere le misure giuste, ma tenere presente anche la stagione in cui la fai, perché se la progetti in luglio devi considerare che la persona a gennaio avrà un cappotto pesante e quindi devi lasciare spazi sufficiente per rimanere comodo in ogni stagione. Inoltre la carrozzina non è come un diamante, che è per sempre, ma poco ci manca, perché la ASL ne passa una ogni sei anni, quindi deve tenere conto delle variabili che possono presentarsi nel corso del tempo. E proprio come un vestito dovrebbe, nei limiti del possibile, piacere al suo utilizzatore (in Italia nell’estetica siamo ancora molto indietro).

È questo che mi viene in mente quando vedo uno stand con due carrozzine self made esposte alla Torino Mini Maker Faire.  Lo stand è di Fabrizio Alessio, giovane laureato in disegno industriale che ha fatto della ricerca di una carrozzina a basso costo il suo progetto di tesi. Iniziamo a parlare delle caratteristiche tecniche delle due carrozzine esposte.

Gli spiego che sono una terapista occupazionale, che il mio lavoro consiste anche nel valutare e proporre carrozzine per persone con disabilità (per chi non conosce la figura del terapista occupazionale cliccare qui).

Fabrizio, computer Apple sotto il braccio come un giornale comprato al mattino, prima ancora di discutere con me le caratteristiche tecniche mi spiega il motivo per cui ha intrapreso questa strada: «Le carrozzine sportive costano veramente troppo. Volevo creare un prodotto che le persone siano in grado di costruirsi da sole con circa 200 euro di spesa e potersi svagare un pomeriggio per una partita di basket».

La prima carrozzina che mi mostra infatti è una carrozzina per paraplegici da basket. La parte di cui va più orgoglioso Fabrizio è il mozzo, ovvero il perno attorno a cui le ruote girano. «Se lo vai a comprare costa 150 euro. Così invece puoi costruirlo con 20 euro». Già, perché come ogni maker che si rispetti la sua filosofia è quella dell’ open source. Tutte le tecniche di assemblaggio e costruzione Fabrizio le ha messe online e sono scaricabili gratuitamente.

La seconda carrozzina che mi mostra è invece trekking style. Due grandi ruote anteriori, e una coda dietro con una ruota centrale come un timone. Le ruote non hanno raggi e non sono agganciate ad un mozzo centrale, ma girano grazie ad un sistema di cuscinetti posizionati su tre punti del telaio della carrozzina. «Andare su terreni sconnessi, ad esempio in campagna, è molto faticoso con la carrozzina» dice Fabrizio «volevo creare qualcosa che rendesse più semplice l’accesso a questi luoghi».

Gli chiedo in quale tipo di mercato intende inserirsi. Ovviamente queste carrozzine non possono essere utilizzate in competizioni sportive per fattori assicurativi e di competitività del prodotto rispetto alle altre presenti nel mercato. «La mia idea è fare in modo che associazioni che si occupano di integrazione e disabilità abbiano la possibilità di auto-prodursi con 1000 euro, cinque o più carrozzine per far giocare i ragazzi».

Gli racconto che nei viaggi che ho fatto in Africa ho visto carrozzine portate da associazioni di volontari che non erano degne di un essere umano. «Non hai pensato di produrre carrozzine a questo scopo? Impacchettarle e spedirle nei paesi del terzo mondo con un manuale d’istruzione per il montaggio?» domando.

«Perché no. In nord Africa ci sono diversi fab lab. Basterebbe spedire il file di progetto. I materiali di costruzione sono facilmente reperibili, potrebbero farle da soli».

Il progetto di Fabrizio ha ancora alcune lacune. Le carrozzine sono pesanti e il telaio in legno risulta scomodo e occorre trovare la giusta combinazione di materiali per avere una seduta comoda. Inoltre non è sempre detto che una persona sia in grado di stabilire in maniera autonoma qual è la postura più adatta per compiere le attività della vita quotidiana. Per costruire una carrozzina non basta prendere le misure di bacino, lunghezza delle gambe e quant’altro. Ci sono anche valutazioni chinesiologiche e funzionali che spettano a un professionista in collaborazione con la persona che usufruirà della carrozzina. È come quando vado a scegliermi un vestito; posso dire al sarto di cosa ho bisogno, ma non dove stringere o tagliare per far sì che il vestito mi cada a pennello.

Non ci sono dubbi sul fatto che il progetto abbia delle grandi potenzialità di sviluppo, che sono sicura, grazie alla tenacia di Fabrizio e ad una community che potrà lavorare sul file di progetto, sarà in grado di acquisire nel tempo.

Marina Usai