Freelance Day: lo strano caso di essere indipendenti.

Il 15 marzo 2014 al Toolbox Coworking si è parlato di vantaggi e svantaggi del lavoro autonomo nel primo Freelance Day italiano.

Una giornata intensa: 12 ore, un gong ogni trenta minuti, collegamenti sempre attivi a Twitter e Instagram attraverso ogni genere di device. È stato il primo in Italia (e si vocifera anche in Europa) e si è tenuto ieri 15 marzo dalle ore 10 da Toolbox, il coworking fondato da Aurelio Balestra. L’organizzazione è stata possibile anche grazie ad ACTA (Associazione Consulenti Terziario Avanzato).

Freelance Day: tutto il bello del freelance, così diceva l’invito e non si poteva mancare. Circa trenta appuntamenti in contemporanea, divisi per aree tematiche, un po’ di cose da sapere  sugli aspetti fondamentali di una categoria lavorativa in aumento.

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Ingresso al Freelance Day da via Egeo, passando davanti al FabLab.

Cosa significa freelance?

Freelance è una parola inglese (freelance-worker la forma completa), coniata da Sir Walter Scott nel romanzo storico “Ivanohe” del 1819 per indicare un guerriero mercenario medievale (free-lance significa letteralmente lancia libera) e inserita nell’Oxford Dictionary ai principi del ‘900. Spesso, il freelance è associato all’idea di un lavoro creativo e intellettuale perché l’indipendenza lavorativa presuppone una libertà adatta a professioni in cui è necessario essere super partes. Più in generale, secondo la legislazione italiana vigente, freelance è chiunque lavori a contratto. Tornando all’etimologia della parola, anche il mercenario stipulava contratti con signori sempre diversi a cui prestare le proprie abilità belliche. Ma un errore che spesso si commette è far coincidere la sua figura con quella del precario, cosa non sempre vera: in molti casi i freelance sono professionisti così specializzati che legarsi ad un solo committente, o essere dipendente di una sola impresa, sarebbe per loro spreco di potere contrattuale.

Chi sono dunque i freelance? 

Ce lo spiega bene Anna Soru presidente di ACTA, associazione fondata nel 2004 con lo scopo di rappresentare quei lavoratori autonomi che non rientrano in albi o ordini professionali, ovvero i freelance. Nel suo intervento, seguito dal primo gong della giornata che ha dato il via a workshop e piccoli seminari how to, Soru ha definito le caratteristiche che contraddistinguono il freelance. L’amore per l’indipendenza, il senso di responsabilità, l’abilità organizzativa, la capacità di essere flessibili, la curiosità e la propensione ad innovarsi, anche per quanto riguarda la tecnologia. Sono dunque freelance: web desi­gner, addetti stampa, tra­dut­tori, gra­fici, pub­bli­ci­tari, copy­w­ri­ter, gior­na­li­sti, video­ma­ker, for­ma­tori, con­su­lenti azien­dali, arti­giani o attori.

Cosa definisce un freelance secondo Anna Soru di ACTA.

Cosa definisce un freelance secondo Anna Soru di ACTA.

Cosa fanno o dovrebbero fare?

Lavorano in ambiti differenti, eppure tutti dovrebbero, almeno secondo le parole di quanti sono intervenuti al Freelance Day, imparare a gestire la propria immagine, il proprio tempo, le proprie competenze (magari con l’aiuto di qualche app) e soprattutto le proprie finanze. Non è necessario diventare fashion victim o commercialisti. Sapersi valorizzare, capire cosa merita priorità o cosa può essere rimandato, che fine fanno i guadagni. Occorre definire un proprio business plan, come spiega Francesca Marano, non per forza realizzato in excel. La sua strategia per definirlo si riassume in due punti:

1) scrivere poche regole, ma chiare;

2) seguirle!

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Il grafico usato da Barbara Martini, psicoterapeuta, nell’intervento “Time Management”. Mostra le priorità di un freelance (fonte: coopres.it).

Quali sono le maggiori difficoltà che incontrano?

Non è facile lavorare come freelance in Italia, perché la legislazione si dimostra carente in diversi ambiti che li riguardano. Samanta Boni, traduttrice freelance e attivista di ACTA, ha spiegato come solo dal 2007 anche i liberi professionisti possano ammalarsi. Fino al 2012 i freelance ricevevano un’idennità solo in caso di degenza ospedaliera, ora anche in caso di malattia domiciliare.

Tuttavia c’è disparità rispetto al trattamento riservato ai lavoratori dipendenti, soprattutto in materia di maternità e congedi parentali. Diventando mamma, Boni ha dovuto scontrarsi con questo stato di cose e ha iniziato a lavorare per aiutare quante si trovano nella stessa situazione. Per altro doversi astenere dal lavoro durante l’intero periodo di maternità obbligatoria — 5 mesi — è molto dannoso per una lavoratrice freelance, che deve mantenere vivi i contatti con i clienti. Inoltre i diritti dei lavoratori freelance sono scritti nei codici, ma spesso è difficile farli valere a causa della disinformazione. Non solo quella dei lavoratori, ma anche degli stessi impiegati del fisco e dell’INPS che non sono stati correttamente aggiornati.

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Disegni di Fabrizio Furchì realizzati durante gli incontri.

Freelance e comunicazione: quali sono le vie migliori per proporsi sul mercato?

Diversi interventi del Freelance Day avevano lo scopo di istruire sul tema della comunicazione. In particolare sull’uso dei social media per lavoro. Enrica Crivello, consulente di marketing sui social media, ha tenuto un workshop volto a spiegare come non sia necessario essere presenti su ogni tipo di canale esistente per raggiungere un buon numero di potenziali clienti. Qualità meglio che quantità.

Discorso molto vicino a quello di Gioia Gottini creatrice di Rete al femminile, gruppo nato su Facebook nel 2013 per mettere in contatto esclusivamente donne freelance che vivono a Torino. L’esempio della Gottini sta avendo eco in altre città. Sfruttare al meglio la rete significa creare un network di persone disponibili a collaborare non solo a livello professionale. È dunque fondamentale anche per i freelance stare al passo con la tecnologia perché ottimizza tempi e capacità. Ad esempio, ci si può organizzare con post-it virtuali usando Trello o fare preventivi, bilanci e fatture con Harvest.

In conclusione sembra evidente la volontà di uscire fuori dall’individualismo che caratterizza, in modi diversi, il freelance. Creare un rete di contatti o usare nuovi strumenti tecnologici non è mera strategia di marketing piuttosto arricchimento personale e professionale. È difficile smarrirsi di fronte a un terziario che cambia sempre più velocemente, con nuove figure molto specializzate che trovano un loro posto nel panorama del lavoro. Pensare che gli schemi con cui si è sempre lavorato non possano cambiare però è limitante.

 

Luisa Chiaese, @LuisaChiaese
Giulia Cuter, @cutergi
Ludovica Lugli, @Ludviclug