Fare digital innovation in un museo? È facile, costa poco (e merita)

WiFi gratuito, Mobile Tagging, Crowdfunding e didascalie digitali: «Così al Museo Nazionale del Cinema miglioriamo l’esperienza museale per i nostri visitatori»

Un museo italiano che viene premiato, in campo internazionale, per aver sfruttato al meglio la digital innovation. Sembra quasi fantascienza ma in realtà è tutto vero e meritato. Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ha ricevuto la menzione speciale del Museum Innovation Award 2014 per “l’innovativo progetto di tecnologia digitale destinato a migliorare la fruizione delle collezioni da parte del suo già vasto ed eterogeneo pubblico”.

Il premio è stato conferito il 19-20 giugno a Newcastle Upon Tyne durante il MuseumNext, la più grande conferenza mondiale in materia di innovazione digitale per i musei: oltre 30 paesi partecipanti con i delegati di alcune tra le più prestigiose istituzioni come il MoMA di New York, la TATE di Londra  e il Rijksmuseum di Amsterdam.

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«È stata una grande e bella sorpresa ricevere questo riconoscimento» ricorda Maria Grazia Girotto, responsabile marketing e comunicazione del Museo Nazionale del Cinema e curatrice del progetto «Ero molto tranquilla in sala perché mi aspettavo dessero il premio a qualche altra candidatura e invece ci hanno premiato perché, oltre ad aver presentato un progetto bello ed efficace, rappresentavamo una nazione che non ha una grande tradizione in questo campo e che per questo ha stupito la giuria».

Un progetto nato dalla consapevolezza di voler accogliere e accontentare un pubblico in evoluzione, sempre più abituato ad utilizzare, lungo tutto il giorno, gli strumenti messi a disposizione dalla moderna tecnologia: «Sicuramente tutto è partito con il dialogo che abbiamo instaurato con Torino Wireless che ci ha già dato una grande mano dal punto di vista tecnico. L’idea iniziale era semplicemente quella di fare attività di marketing attraverso il mobile per raggiungere un pubblico più ampio e migliorare l’engagement. Poi, in realtà, abbiamo messo a fuoco quali potessero essere le esigenze, dal punto di vista della fruizione, di questo stesso pubblico e così abbiamo allargato i fronti su cui lavorare. Si tratta di un progetto che mette insieme la volontà di rendere sempre più accessibili le esposizioni ad un pubblico che usa smartphone e tablet anche per vivere l’esperienza museale: fare foto, condividere scoperte, lavorare in spazi confortevoli come la caffetteria, informarsi per concludere al meglio la serata trovando, ad esempio, ristoranti o locali dove mangiare. In più volevamo occuparci anche di quella fetta di pubblico che non ci vede o non ci sente, rendendo la loro visita più facile e divertente».

Ecco in cosa consiste il progetto:

– WiFi aperto e gratuito

Per poter vivere al meglio l’esperienza museale il visitatore deve poter essere collegato con la rete. Il WiFi è libero all’interno della Mole fino alla terrazza panoramica, in tutte le sedi aperte al pubblico, al cinema Massimo e all’interno della bibliomediateca. Attraverso la connettività MCNFREE è possibile accedere ai contenuti TAG, navigare in libertà e utilizzare i social network.

Mobile Tagging

Il percorso museale è disseminato da quattro tipi diversi di TAG dedicati rispettivamente al mondo del cinema a 360°, alla storia della Mole e ai suoi personaggi, all’accessibilità per i visitatori con disabilità sensoriale e, infine, ai materiali promozionali che consentono la continuazione del dialogo tra museo e ospite anche dopo la fine della visita. Tutti i TAG possono essere scoperti scaricando gratuitamente l’app Microsoft TAG.

Didascalie digitali

In varie zone del museo sono state realizzate didascalie digitali su display touch. Si tratta di una tecnologia che permette di rendere più facile la lettura modificando contrasto o carattere delle scritte, ma anche un’opportunità per il visitatore che, per questioni di tempo, deve fare una visita veloce. Sulla vetrina del tablet, infatti, è possibile visualizzare le opere principali (highlights) sviluppando così un percorso interamente personalizzato e focalizzato su specifici interessi.

Virtualità aumentata

All’interno della Mole esistono una serie di video storici, comandati dallo sfioramento di una superficie tattile, che creano un effetto immersivo e multisensoriale in un’esperienza di virtualità aumentata.

– Crowdfunding 

Le campagne di crowdfunding del Museo Nazionale del Cinema avvengono attraverso il sito Makingof.it che è destinato a raccogliere fondi per progetti che possono essere realizzati solo attraverso un contributo diretto di appassionati e filantropi, cinefili e amanti dell’arte.

Il progetto che ha inaugurato il portale riguarda il restauro del film L’Udienza di Marco Ferreri, realizzato in collaborazione con la Cineteca di Bologna, e che comprende provini, fotografie di scena e di lavorazione, documenti e sceneggiature, manifesti e materiali pubblicitari.

È la stessa Maria Grazia Girotto a confidarci quanto sia importante per il Museo aver lanciato questa piattaforma: «Per noi il crowdfunding è uno strumento di partecipazione diretta dei cittadini nei progetti che proponiamo. Alla base c’è certamente anche un problema di reperimento delle risorse, tasto dolente comune a tutti gli enti artistici in questo Paese, ma noi vorremmo mantenere alta la qualità della nostra proposta culturale e abbiamo deciso di farlo anche con l’aiuto delle singole persone. Se da un lato si tratta di una raccolta fondi, dall’altro offriamo la possibilità di partecipare concretamente a salvaguardare la qualità del museo: chiunque può partecipare al recupero di un film, contribuire alla realizzazione di un evento, aumentare il grado di l’innovazione e favorire l’elemento dell’accessibilità e della fruibilità. Infine è un volano di comunicazione fortissimo: si può arrivare a parlare con tantissime persone che amano questo mondo e che possono così interloquire direttamente con il museo anche a distanza».

La scelta di partire con il restauro di un film come L’Udienza, così importante per gli addetti ai lavori e così poco conosciuto dal grande pubblico, si colloca all’interno di questo discorso: «Il sito di crowdfunding conterrà i nostri progetti divisi in aree d’interesse specifiche. Il primo che abbiamo lanciato, all’interno della sezione patrimonio da vivere, è appunto quello relativo al restauro del film “L’Udienza” di Marco Ferreri. I risultati ottenuti non possono certamente essere sottovalutati: abbiamo lanciato un’ottima compagnia di comunicazione che ha contribuito a far conoscere questo capolavoro ad un pubblico più vasto e meno di nicchia e i fondi fin qui raccolti, circa 41.000 euro, hanno contribuito a portare il film alla prossima Mostra del Cinema di Venezia, all’interno di “Venezia classici”. La campagna è ancora aperta per cui rivolgo un appello a tutti i lettori: se volete aiutarci a raggiungere l’obiettivo finale, potete ancora farlo collegandovi al sito e usufruendo, in cambio, dei rewards pensati per l’occasione».

GirottoMa quanto costa fare innovazione in un museo?

In realtà pochissimo. Ma solo se la gestione dell’ente avviene attraverso una buona conoscenza del territorio e delle sue opportunità, la costituzione di un team di lavoro preparato e una capacità di dialogo costruttivo con le istituzioni pubbliche e private. Il reclutamento di sponsor, la stesura di un progetto convincente, l’intreccio di legami con alcune eccellenze del luogo permette così di sopperire alla mancanza di fondi: «Per realizzare  la piattaforma di crowdfunding abbiamo aspettato moltissimo perché volevamo qualcosa di permanente e non una campagna singola sul sito del Museo. Puntiamo al fatto che possa rappresentare un nuovo brand dove, di volta in volta, presentare dei progetti. Abbiamo fatto co-branding con una società che si chiama So Simple e abbiamo avuto il sostegno di aziende che hanno comprato un banner sul sito. Quindi non è costato nulla. È costato in lavoro creativo e in risorse. Per quanto riguarda, invece, il costo delle implementazioni tecnologiche siamo partiti con la stesura di un progetto in collaborazione con Torino Wireless e presentando una richiesta di finanziamento che la Camera di Commercio di Torino ha deciso di appoggiare. Per il wifi ci siamo rivolti ad un soggetto privato, Netgear, che insieme a M2 Informatica e TOP-IX ha fornito la banda larga e parte della struttura tecnologica. In generale abbiamo cercato sponsor e abbiamo sfruttato la realtà torinese che è un centro d’eccellenza per quanto riguarda la digital innovation. Siamo stati bravi a costruire una rete di partnership di vario tipo: media, tecnologia, enti pubblici e privati».

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Quasi sei milioni e mezzo di visitatori dal momento della sua inaugurazione, nel 2000, e ottavo posto nella classifica dei musei più visitati d’Italia. Numeri che dimostrano l’efficacia di questo sistema e la bontà del percorso intrapreso. Neanche le recenti dichiarazioni del Ministro Franceschini, sulla volontà di creare un Museo del Cinema Italiano a Roma, scalfiscono la sicurezza di chi sa di aver fatto un lavoro egregio: «Non entro nel merito delle dichiarazioni di Franceschini. Noi facciamo bene il nostro lavoro, la nostra è una realtà importantissima, apprezzata in tutto il mondo. Un museo che ha fatto della sede espositiva e delle attività un’eccellenza in questo Paese e sta diventando un punto di riferimento a livello internazionale. Sono abituata a guardare in casa mia e credo che la cosa più importante, alla fine, sia lavorare a tutto tondo e mantenere sempre alta la qualità del servizio offerto. Il nostro è un museo vivo, all’avanguardia dal punto di vista del concept espositivo. Attorno alla sede espositiva ci sono poi una serie di attività come i laboratori della didattica, corsi innovativi multidisciplinari e attività di marketing che permettono alla struttura di esser vissuta anche negli orari di chiusura. Realizziamo tre festival, il Torino Film Festival, il Festival Cinemambiente e il Torino Gay e Lesbian Film Festival, che registrano favore della critica e numeri crescenti di partecipazione, anno dopo anno. Abbiamo un pubblico eterogeneo che comprende scolaresche, turisti, abbonati e visitatori occasionali, di tutte le età, italiani e stranieri. Siamo orgogliosi per il buon lavoro fatto e che ci ha permesso di vincere anche allo SMAU».

Una solida realtà che, come ricorda Jim Richardson, fondatore e ideatore di MuseumNext, «può ispirare altri musei italiani a considerare seriamente il digitale per migliorare la fruizione del proprio patrimonio».